Il miglior basket di sempre

Campo del patronato del Sacro Cuore, Mestre - Venezia

 

Forse era il primo sciopero.  La memoria non aiuta a ricordarne i motivi, ma non è detto che allora ce ne fossero. In ogni caso si sarebbe trattato di un più che legittimo tentativo di fuga dall’asfissiante prof di “tutte-le-materie-a-parte-matematica-e-inglese”, ovvero l’insegnante che al ginnasio in una settimana vedevi tanto quanto un componente del tuo nucleo familiare ristretto. Una delle peggiori perfidie inventate dal sistema scolastico italiano.

Fuori dai cancelli del liceo, quelli più grandi hanno già preso da un pezzo la strada di qualche bar, per giocare a stecca, o del parco. Noi ginnasiali del primo anno ci tratteniamo un po’ di più, non ancora avvezzi a consumare rapidamente i sensi di colpa della mancata entrata in aula. Per fortuna il Rizzo, ripetente non pentito – e per questo – riferimento morale dell’esigua componente maschile della classe, rompe gli indugi e tra le differenti proposte di assenza ci infila dentro anche un tre contro tre su qualche campo dei dintorni.

Per me e il Teo, che giochiamo da sempre a basket, ci sembra una soluzione ragionevole, anzi, assolutamente entusiasmante. Partita a metà campo, senza allenatore, con la non trascurabile sensazione di sottile godimento nel pensare che, nello stesso istante, l’insopportabile prof avrebbe sicuramente infierito sulle poche compagne presenti con qualche reprimenda a sfondo manzoniano. E poi il Teo abita a pochi isolati dalla scuola, recuperare il pallone non è un problema. Nemmeno individuare il campo è difficile. A una via di distanza c’è il patronato del Sacro Cuore, con un fondo e canestri più che dignitosi.

Una delle leggende cestistiche più tramandate a Mestre (ma si tratta di un fatto realmente accaduto) racconta che Darryl Dawkins, una decina d’anni prima, durante un tour europeo con i New Jersey Nets, avesse dato spettacolo proprio sul quel campo. Si dice che l’istrionica ex stella Nba, in cerca di un campo all’aperto dove sgranchirsi un po’, avesse lasciato il vicino hotel Ambasciatori per dare spettacolo di fronte ad un manipolo di ragazzini completamente esterrefatti.

Non ce ne accorgiamo nemmeno e siamo già pronti a fare le squadre. L’esterno giorno di fine novembre non è un problema. Il freddo punge già i polmoni. L’aria è densa di umidità e ci si muove come sotto una pioggia finissima e irreale. Risolviamo la questione “squadre equilibrate” come vuole la prassi e decidiamo che io e il Teo giocheremo da avversari. Con me Luca e il Ponci. Con lui, il Cacu e il Rizzo. Tre contro tre a metà campo e rigorosamente in tenuta non sportiva. Che in quel momento dell’anno significa jeans, camicia o maglia a maniche lunghe, felpa pesante e – almeno per le prime azioni – giubbotto mezza stagione, giusto per scaldarsi.

Ne viene fuori un confronto dai contorni epici. Il punteggio da raggiungere viene aumentato di volta in volta a partita in corso, prima ai 41, poi ai 61, e via via così. Una o al massimo due le pause per bere alla canna, rapidamente perché il rischio di raffreddarsi è troppo alto. Durante quelle tre ore personalmente gioco a tratti il miglior basket di sempre e così il Teo. Anche Luca – il terzo di noi a venire dalla pallacanestro – non è da meno. Ma a stupire sono gli altri tre.

Il Rizzo, centrocampista a buon livello con l’Edo Mestre, gestisce palla con un’avvedutezza sconosciuta tra i banchi di scuola. Il Cacu, che fa kick-boxing e nel portafoglio ha una foto di Bruce-Lee, è il meno affine ai movimenti del basket. Abilmente gioca sugli spazi, attende gli scarichi e innesca un tiro dalla media che parte quasi dietro la testa. Un movimento molto meccanico, ma molto efficace, anche perché usa senza remore il tabellone. Insomma, legge la situazione, gioca d’astuzia, ottimizza i movimenti. Forse anche per questo ora è un manager internazionale che si muove con disinvoltura da Dublino, a Francoforte, a Ginevra.

Il Ponci è una giovane promessa del calcio veneziano. L’uscita assassina di un portiere un paio d’anni prima ne ha compromesso l’ascesa. Ha un fisico minuto, ma è molto rapido. Non sempre controlla il corpo e manca di verticalità (tipico dei calciatori che “continuano” il movimento in avanti sullo slancio del pallone), ma gioca un basket lineare, con fondamentali molto personali ma corretti. Ha anche un buon tiro dall’angolo: il caricamento parte dal basso, ma è preciso. Con il passare degli anni le notizie su di lui si sono fatte sempre più rare e meno credibili. Le ultime dotate di un certo fondamento lo davano in Giappone a occuparsi di import-export di bestiame. Nessuno hai mai sentito la necessità di andare oltre.

Luca, un po’ a turno, capita a tutti d’incontrarlo (lavora per un’importante impresa di pompe funebri della città). Del Rizzo si sono perse le tracce dopo la sua precoce paternità. Chi manca ancora? Del sottoscritto la notizia più attuale è che tra poco convolerà a nozze. Per il ruolo di testimone il pallone andrà al Teo.

Alessandro Tomasutti 

 

Note a bordo campo

Fondo: in cemento ruvido; buona presa al terreno.

Canestri: In buono stato, ma il loro utilizzo è quasi sempre soppiantato da due mini-porte da calcetto.

Accesso: aperto ai frequentatori abituali del patronato negli orari stabiliti.

Indirizzo: via Aleardi 61, Mestre – Venezia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...