Mese: marzo 2014

Dai dinosauri a noi, l’evoluzione biologica del basket

Campo all'aperto dell'Istituto Foscari, Mestre - Venezia

 

Se non stai attento, succede. Basta uno spiazzo d’erba, qualche albero addormentato. Magari i rumori della strada, troppo lontani. Ci sarà sempre qualcuno che, passando, si chiederà dove giocare una partita. Rimbalzando il pallone con impazienza. Davvero, è questione di poco.

Sentita l’eco, il campo cresce da sé. Iniziano le linee di fondo, poi le aree. Se ti trovi in città, c’è caso pure che i tre punti siano a distanza regolare: sai, per via dell’aria. Dopo si arrampicano i tabelloni, in genere con strani arabeschi di ferro – prodigi della biologia – e infine i canestri. Oh, non che si possa pretendere il massimo, almeno finché esisterà la ruggine. Però il segno del tempo lo capisci dalle retìne: sono come la barba. Qui, per esempio, deve ancora scendere.

Tuttavia, guarda: il riflettore è in piedi. Quando funziona, vuol dire che il campo è maturo. Perché mica ci arriva sempre, il progresso, a coprire tutto. Il basket c’era già coi dinosauri, come la terra e il cielo. Anche se allora si tirava solo da due.

Francesco Sarti

 

Note a bordo campo

Fondo: cemento.

Struttura: a traliccio; quadrato di riferimento quasi del tutto scolorito.

Accesso: riservato agli studenti dell’Istituto Foscari

Indirizzo: via Pertini 13, Mestre – Venezia.

 

(foto di Alessandro Tomasutti)

Il campo abbandonato nel cuore di tenebra

Canestro all'aperto - Liceo Franchetti Mestre - Venezia

 

Sembra il rostro capovolto di una galea incagliata dove un tempo forse c’era la laguna. Non c’è traccia di linee, aree, lunette. Nessun canestro dalla parte opposta. Il tabellone vuoto non ha più nemmeno l’anello. E’ solo. Un corpo estraneo, mutilato. L’orbita bianca di Polifemo, che cerca Nessuno intorno a sé.  

Un faro senza navi da condurre. 

Tempo fa era probabilmente il canestro del campo all’aperto del liceo classico di Mestre, il Franchetti. Oggi ne rimangono solo le rovine. Vestigia dietro alle quali la vegetazione incombe, non si sa se per proteggerle o per soffocarle.

Nessun fiume Congo da risalire e nessun Mister Kurtz da ritrovare. Eppure raggiungerlo può essere un’esperienza misteriosa. Quando lo si scopre, al di là di un cancello miracolosamente risparmiato dalla robinia, appare alle spalle, esattamente dove non si immaginava che fosse.

Forse un giorno qualcuno lo ritroverà nel folto della radura. Unica testimonianza di una civiltà scomparsa molti anni prima.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: impraticabile; invaso dall’erba.

Canestri: ruggine diffusa sulla struttura portante; tabellone senza quadro di riferimento; assenza di anello.

Accesso: interdetto dall’esterno; raggiungibile solo dal cortile posteriore del Liceo Franchetti.

Indirizzo: Corso del Popolo 82, Mestre – Venezia

Canestri futuristi. Del basket e delle sue relazioni con la geometria

Scorcio del campo esterno dell'Istituto Massari - Mestre

 

Più che un canestro sembra un quadro futurista. Il ferro, il tabellone e il sostegno sono tutt’uno coi terrazzi, gli aggetti e le finestre della casa sullo sfondo. Il campo è solcato da ulteriori linee, ulteriori geometrie.

Ovviamente manca la retìna, orpello inutile. Il contesto, nitido, invita all’essenzialità: al massimo partite due contro due e giocate semplici: dai e vai, pick and roll, tagli backdoor. Possibilmente in silenzio.

Segnare dal gomito dell’area, con tutte quelle forme e quei volumi, diventa un atto di fede. Ma chi imbuca di precisione non fa nessun punto: infila solo una sfera in un cerchio.

Francesco Sarti

 

Note a bordo campo

Fondo: tartan colorato, elastico. 

Canestri: strutture in ottimo stato, ma assenza di retine.

Accesso: riservato agli studenti dell’Istituto Zuccante (Scuola partecipante alla Reyer School Cup)

Indirizzo: via Cattaneo 3, Mestre – Venezia

 

(foto Alessandro Tomasutti)

E poi arrivava Roby

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Per noi era il campetto dei giardini. I giardini sono quelli di viale Don Sturzo, zona nord di Mestre, un rettangolo di verde ritagliato tra i palazzoni di un quartiere cresciuto negli anni Settanta. Avremmo scoperto molto tempo dopo che sotto a quei prati – e a quel nostro campetto da basket – erano state sotterrate tonnellate di fanghi nocivi, scorie di Porto Marghera messe li a tappare il buco delle vecchie cave prosciugate. Allora non lo sapevamo e forse – forse – è stato meglio così, perché su quel campetto abbiamo passato dei pomeriggi fantastici. Continua a leggere

Il canestro intelligente che capisce il tubo

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Defilato ma non troppo. E’ un canestro con tabellone fissato al muro di un condominio di via Corridoni (prosecuzione di via Napoli, parallela di Corso del Popolo) a Mestre. E’ facilmente visibile per chi percorre la strada in direzione stazione, sul lato sinistro. 

Il manufatto colpisce per la cura nella realizzazione. L’originalità sta soprattutto nel tabellone “pieno”. Il piano verticale infatti è chiuso ai lati con delle assi di legno che rendono compatto tutto l’insieme. 

A rendere prezioso questo canestro è il dettaglio del tubo esterno del gas, che passa da una parte all’altra del tabellone, grazie a delle apposite scanalature delle assi laterali. 

Un tubo metallico sembra essere stato posizionato a metà della struttura per dare stabilità al canestro che  – evidentemente – non è fissato direttamente al muro del condominio.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: asfalto; il raggio di tiro è limitato essendo un passaggio laterale per accedere ai garage condominiali.

Canestro: in perfetto condizioni, sia l’anello, sia la retina.

Accesso: interdetto, area privata.

Indirizzo: via Corridoni, Mestre- Venezia

 

(foto Alessandro Tomasutti)

L’isola dei canestri dimenticati

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E’ uno dei campi da basket più nascosti e meno raggiungibili di Venezia.

Per trovarlo abbiamo attraversato la mostra dedicata nel 2013 all’artista inglese Marc Quinn, spingendoci in uno dei cortili del complesso che ospita la Fondazione Cini sull’Isola di San Giorgio.

Il fondo è diviso in due da una rete metallica, di quelle utilizzate per i cantieri. Alle spalle di uno dei due canestri incombe un bassorilievo che raffigura San Giorgio nell’atto di infilzare il drago. Il tabellone in legno dalla parte opposta è funestato dalle intemperie e il ramo spezzato di un albero ne è diventato parte integrante.

Nel cortile abbandonato di un complesso che sembra chiaramente essere stato un collegio giovanile, questo campo permane a dispetto di tutto. Non una sola ragione ne giustifica oggi la presenza. Essenzialmente esiste, in un tempo indefinitamente sospeso.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Fondo: linee di delimitazione non presenti; non praticabile, ostruito da recinzioni.

Canestri: tabelloni in legno, con distacchi della struttura portante e fessurazioni; retine assenti.

Accesso: interdetto (proprietà privata, Fondazione Cini).

Indirizzo: Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia