Mese: aprile 2014

Due contro due, con le regole dei Maya

Campo allenamento sito Maya di Cobà

 

Ecco un bel campo da due contro due. Non è un refuso né un errore di calcolo. Semplicemente siamo nello Yucatan, mille anni fa o giù di lì. E questo è uno dei primi campi da basket di sempre. O meglio, di quello che – tra i giochi dell’antichità ricostruiti dagli storici – più di ogni altro assomiglia alla moderna pallacanestro.

E’ un campo di allenamento e per le sue ridotte dimensioni si giocava in due contro due. Qui a Cobà, nel pieno della foresta yucateca, crescevano i giocatori destinati poi a sfidarsi a Chichén Itzà, il palcoscenico più prestigioso, il Madison Square Garden dell’era Maya. Dimentichiamo rimbalzi e palleggi, però. Il pallone pesava tra i tre e cinque chili, grossomodo come giocare con la famigerata palla medica, incubo delle ore di ginnastica alle medie.

Il punteggio finale poteva essere uno solo, uno a zero. Al primo canestro la partita si concludeva. Anche perché centrare il cerchio posizionato a quasi quattro metri di altezza doveva essere tutt’altro che semplice. Non solo per il peso del pallone, ma anche perché per colpirlo si potevano utilizzare solo gomiti, anche e ginocchia, fortunatamente preservati da apposite protezioni di cuoio.

A Cobà i rampolli dell’elite si allenavano quindi per diventare campioni, in una sorta di accademia formata dai migliori talenti della penisola. E fino al 1100 d.c. si giocava per il puro gusto dello spettacolo e per omaggiare le divinità celesti. Poi con l’arrivo dei Toltechi cambierà tutto: vincere o perdere diventerà questione di vita o di morte, nel vero senso della parola. E a quel punto le squadre saranno formate esclusivamente dal popolo.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: in terra battuta

Struttura: canestri in pietra ad anello verticale, posizionati a metà del campo sui lati lunghi. Sopra i canestri, le due tribune per gli spettatori.

Accesso: a pagamento (circa 5 euro), per la visita al sito archeologico di Cobà

Indirizzo: Cobà, Quintana Roo – Mexico

 

(foto di Alessandro Tomasutti)

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Canestri di via Kolbe, Mestre Venezia

 

Fino a qualche tempo fa, quando passavo nelle vicinanze di un campo da basket, avevo la tendenza a guardare solo di striscio. Dissimulavo il mio istintivo interesse per quanti stavano giocando dentro ai quattro lati nel timore di scoprire che nessuno stava né palleggiando, né cercando di “metterla da tre”, ma soltanto partecipando all’ennesima partita di calcetto con le basi dei canestri usate come improvvisate (e meritatamente pericolose) porte. Il mio comportamento non era altro che un lontano retaggio d’infanzia, quando la mia amata pallacanestro, e la mia vecchia Reyer, venivano messe in un cono d’ombra dall’invadente, bulimico e soverchiante calcio. Continua a leggere