Il fantasma del Circus: Palladio, l’Inghilterra e un canestro che forse non c’è

IMG_1219

 

E’ uno di quei posti che tutti sanno dove si trova, ma in pochi ci sono stati. «Non certo perché gode di brutta fama. Ma no, figuriamoci. E’ solo che non c’è mai stata occasione…» Fino al giorno in cui succede. Chiariamoci: camminare per il Circus, sub-quartiere di Chirignago nella cintura periurbana di Mestre, non è come farlo in centro città il sabato pomeriggio. Il passo spensierato deve lasciare il posto a falcate diritte, movimenti sicuri delle braccia e sguardo che mira un punto indefinito. In periferia il linguaggio del corpo è una cosa seria.

Però vale la pena arrivare al centro di questo spazio dove le linee rette per una volta non dettano legge e l’occhio è costretto a spaziare uniformemente attorno al proprio asse. L’effetto è scenografico, di fronte a questo enorme teatro che ti abbraccia e in cui gli attori sono le persone, la sceneggiatura le loro vite, e il palco un piazzale di cemento di forma circolare. E poi succede qualcosa di strano.

Rimanendo al centro e orientandosi verso est, sud-est, si gode di una delle rare viste su Mestre che non siano da un cavalcavia, o dalla sommità di un edificio. Lo spazio circolare in effetti è leggermente rialzato rispetto alla sede stradale. Ma la sensazione quasi impercettibile è davvero quella di stare più in alto di quanto non ci si trovi nella realtà. Davanti, lo sguardo corre d’infilata su un piano lievemente inclinato, lungo il parco ferroviario, verso Marghera e gli alveari della Cita, in un orizzonte sfalsato. E’ qualcosa di strano ed estraneo alla natura di Mestre, agglomerato urbano il cui caotico sviluppo ha una sola costante: la perfetta, monotona e inquietante piattezza della superficie su cui poggia. Forse è solo un gioco di prospettive, o un trompe l’oeil non voluto. Sembra impossibile e il dubbio rimane.

Cerchiamo allora chiarezza nei riferimenti che hanno ispirato questo grande edificio di edilizia popolare sorto nel 1984, con l’ultima ondata di case popolari della terraferma veneziana. Il legame esplicito è al Circus di Bath in Inghilterra, illustre esempio di architettura georgiana della metà del Settecento. Nel progettare lo storico complesso, l’architetto John Wood intese a sua volta ricreare l’effetto paesaggistico dell’architettura palladiana. Passando per l’Inghilterra, quindi, il Circus di Mestre rimanda insospettabilmente all’urbanistica veneta del Cinquecento, da Piazzola sul Brenta, al centro di Badoere.

E così si ritorna alla magia del teatro, che nel Rinascimento vive la sua epoca d’oro a Venezia e in Veneto, come nel resto della penisola. Sarà forse per questo che sorpresa e finzione si alternano sagacemente anche nella foto di questo canestro. L’incontro è del tutto inaspettato, in un passaggio non troppo largo che conduce all’entrata principale del complesso, dove al massimo si può giocare a tirare. Poi si insinua il dubbio: realtà o finzione? Non sarà per caso un graffito ben riuscito? Non c’è tabellone, non c’è struttura. Solo un muro nudo, un anello sbilenco e una retìna esile alla vista.

L’immagine non chiarisce del tutto. Ma chi ha scattato questa foto, ormai, non è più così sicuro di quello che ha visto.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Struttura: anello fissato direttamente a muro.

Fondo: cemento (marciapiede).

Accesso: il canestro si trova in un passaggio pedonale che conduce all’edificio Circus.

Indirizzo: Piazza Vittorino da Feltre, Chirignago, Mestre – Venezia

 

(foto Alessandro Tomasutti)

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...