In Messico all’ombra dei ragni giganti (dove si fa canestro passando per un porta da calcio)

Campo da basket, Mexico.

 

Sembrano grandi insetti di ferro, pronti ad avanzare uno verso l’altro. Ad un primo sguardo questi canestri, comunemente diffusi nelle strade del Messico, colpiscono per la forma bizzarra. Una pianta a rettangolo rovesciato, il cui lato lungo fa da base alla struttura. Sembrano solo canestri un po’ strani, che capovolgono i canoni consolidati dei playground.

E invece il rovesciamento di questi manufatti è prima di tutto sportivo. Osservandoli con più attenzione, questi non sono canestri da basket. O meglio, non soltanto. La parte inferiore della struttura è a tutti gli effetti una porta da calcio.

Del resto in cima alle passioni sportive dei messicani c’è senz’altro il futbol (anche se lo “sport” nazionale sarebbe la charrerìa, la versione locale del rodeo americano). Il basket segue a lunga distanza. Non è un caso che nell’immaginario europeo il Messico sportivo sia fatto dalle capriole di Hugo Sanchez e dalle magliette variopinte di Jorge Campos, “portiere-stilista” che giocava anche da attaccante. Come dire che la versatilità deve proprio essere un pregio del paese centroamericano.

Da queste parti è decisamente più facile vedere cinque ragazzini sfidarsi palla al piede, che non infilare un pallone in un canestro. La pallacanestro, però, non è un’illustre sconosciuta. Tanto per cominciare la nazionale messicana parteciperà ai Mondiali del 2014, in girone con Lituania, Australia, Slovenia, Angola e Corea del Sud, mentre l’Italia li vedrà da casa (sempre che li trasmettano).

Per diversi decenni il Messico ha preso parte alle principali competizioni internazionali, prima di scivolare in un profondo declino verso la fine degli anni Settanta. Grazie anche all’influenza dei vicini Stati Uniti, prima di quel periodo non erano mancati giocatori di alto livello. Un nome per tutti, Manuel Raga, straniero di coppa della mitica Ignis Varese più volte sul tetto d’Europa e del mondo.

Negli ultimi anni il basket messicano sta tornando alla ribalta, anche grazie a storie incredibili come quella di Jorge Gutierrez, attuale protagonista dei playoff Nba con la maglia dei Brooklyn Nets. Nato a Chihuahua, nel nord del Messico, attraversò il confine con gli Usa da clandestino insieme alla famiglia. La passione sconfinata per il basket lo porterà alla Lincol High School di Denver, gli farà superare l’anemia, a non sentire sulla pelle i lividi dovuti alla scarsa alimentazione, e dentro, quelli causati dalla diffidenza per i “nuovi arrivati” ispanoamiricani, spesso poco graditi dai loro stessi connazionali. Fino al sogno della Nba.

Famiglia, amore, malattia, dolore, viaggi, gloria. E’ la storia di Jorge Gutierrez, ma potrebbe essere un romanzo uscito dalla penna di Garcìa Marquez, il cui primo capitolo sarebbe potuto cominciare così: «Questa storia ha inizio su un polveroso campo da basket del Messico, dove i ragazzini si sfidano all’ombra di ragni giganti».

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: cemento.

Struttura: a pianta rettangolare, per consentirne l’utilizzo come porte da calcetto.

Accesso: libero, campo pubblico.

IndirizzoMacario Gomez, Quintan Roo, Mexico.

 

(foto: Alessandro Tomasutti)

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