Il lato oscuro del resort

Campo resort Playa del Carmen

 

Chissà se la loro presenza risulta in qualcuna delle migliaia di cartelline plastificate in dotazione allo staff di uno dei moltissimi resort che si susseguono lungo la costa Maya da Cancùn a Playa del Carmen senza soluzione di continuità. Sono messi lì, più per standard che per convinzione. Fanno parte del non detto, del non visto che inevitabilmente si cela dietro a queste organizzazioni para-militari del turismo internazionale. Due canestri, di quelli mobili, scelti a catalogo. Posizionati a una distanza casuale tra loro, in un angolo del campo in erba sintetica per il calcio a cinque.

Il fatto che a nessuno delle migliaia tra ospiti, animatori, cuochi, camerieri, portieri, donne delle pulizie, addetti al taxi, prenotatori di gite, barman, addetti all’allineamento delle sedie a sdraio, giardinieri, idraulici, manutentori specializzati e non, supervisori, di questi canestri importasse meno di nulla, è stato confermato dal fatto che, al momento di immortalarli, l’unica forma di vita presente sul posto insieme all’autore dello scatto fosse un’iguana, tra l’altro prontamente ritiratasi nel tombino antistante l’ingresso al campo non appena intuito il goffo tentativo di ritrarla.

Ci si sente anche un po’ in pericolo quando in questo tipo di strutture si finisce col curiosare in angoli poco frequentati o semplicemente dove l’ospite non dovrebbe stare. Si ha la netta sensazione che le stesse persone che ti salutano ad ogni ora con imbarazzante cordialità sul vialetto che porta dall’enorme reception alla spiaggia, dando sempre e comunque l’impressione di riconoscerti anche a notte fonda, potrebbero improvvisamente trattarti in modo gelido e vagamente minaccioso non appena ti scoprissero ad esempio vicino al locale generatori o davanti alla porta della segreteria durante il cambio turno.

A rendere il tutto più sinistro è l’uso che donne delle pulizie, responsabili delle donne delle pulizie, supervisori e supervisori dei supervisori (probabilmente esiste anche un’ulteriore categoria di controllo, che non ci è stato dato di vedere e che anche per questo non siamo in grado di definire), fanno di cartelline, penne ed evidenziatori. Un impiego diffuso, metodico e compiaciuto, in base al proprio status all’interno dell’organizzazione. Non c’è stato modo di avere conferme, ma l’intima convinzione è che ai colori, alle dimensioni e alla quantità di cartelline ed evidenziatori, corrispondesse un preciso livello nella sanguinaria gerarchia dell’organizzazione.

Dopo una settimana di cocktail non richiesti all’ombra di palme troppo belle per essere vere; dopo imbarazzanti pranzi a buffet in cui le bevande ti precedevano, il dubbio di essere osservati, e nei casi più gravi anche schedati, si è avvicinato alla certezza. Anche solo per un vago senso di colpa nei confronti dei frenetici camerieri sempre pronti a servirti, soprattutto quando non avevi bisogno di nulla. Mi sa tanto che dentro qualche cartellina è finita anche una scheda di segnalazione per «presenza sospetta di ospite dotato di apparecchio fotografico, nell’area delle attrezzature sportive all’aperto». 

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: erba sintetica.

Struttura: mobile, ad altezza regolabile.

Accesso: riservato ai clienti del resort.

Indirizzo: Riviera Maya, Quintana Roo, Mexico.

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