Il girotondo più bello del mondo

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Negli ultimi tempi, in Italia, il meglio sta spesso fuori dal campo. Per esempio, prima, dopo e a volte anche durante gli incontri della Reyer Venezia, è facile imbattersi in nugoli di ragazzini che rincorrono una palla a spicchi attorno al perimetro di quello strano bunker antiatomico che è il palasport Taliercio. La ragione di questo fenomeno è la lodevole scelta di piantare canestri di varie forme ed altezze, tutto intorno all’impianto sportivo.

Bambini alti, bassi, magri, in sovrappeso, sovrappensiero, veloci, svegli, lenti, sudati, si mescolano senza criterio per poi coagularsi in gruppi più o meno uniformi, attorno ad uno di quei canestri e che insieme, tutti intorno all’enorme fungo di cemento, formano il girotondo più bello del mondo. Le partite più vere, la domenica, si giocano lì fuori.

La speranza è che i suddetti bambini non siano sempre puntuali alla palla a due. Perché una volta dentro, quello che si vede in campo è spesso diseducativo, cestisticamente parlando. Palleggi insistiti, passaggi imprecisi, tiri senza criterio cadendo all’indietro anche quando il difensore è a due metri di distanza. Per non parlare dell’abuso di pick-and-roll, pratica contronatura che andrebbe affrontata a livello giovanile come si contrastano le tossicodipendenze.

(Che poi a me di fare ‘sta cosa del pick-and-roll, personalmente non mi sarebbe mai venuta in mente nemmeno al campetto, se non altro per una questione d’orgoglio. Per costruirmi un tiro, non ho mai avuto bisogno del blocco di nessuno! Ero benissimo in grado di sbagliare da solo. Senza contare che ai tempi delle giovanili, un allenatore qualsiasi ti avrebbe inflitto le peggiori umiliazioni, se solo avessi cercato l’espediente di un blocco, situazione tecnica che andava amorevolmente centellinata. E invece adesso è un riflesso pavloviano, questo del pick-and-roll, che la dice lunga di come si giochi ormai alla pene di segugio anche ai massimi livelli).

Ma la vera ragione dell’armonia di queste danze improvvisate è la lontananza dei genitori. Distratti dalla partita (quella che si gioca all’interno), non possono essere nocivi nei confronti dei propri figli, che quindi sono liberi di giocare, di sbagliare e di esprimersi come meglio viene loro. Un paio di anni fa, alla domanda rivolta al mitologico guru del giornalismo cestistico italiano e jugoslavo Sergio Tavcar, su cosa avrebbe fatto per migliorare la situazione dei settori giovanili in Italia, la risposta fu questa «Per prima cosa terrei i genitori dei ragazzi lontani dalla palestra per un raggio di un chilometro. Vabbè, non esageriamo, facciamo cinquecento metri».

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Struttura: strutture monopalo con tabelloni di diversa misura e forma.

Fondo: cemento.

Accesso: consentito solo agli spettatori delle partite interne della Reyer.

Indirizzo: via Porto di Cavergnano, Mestre – Venezia (Italia)

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