Se una sera d’estate un camminatore

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Non posso farci niente se le ore più belle per me sono quelle al calar della sera. Il rumore delle serrande dei negozi che si abbassano. Le commesse che inforcano le biciclette. I camerieri che asciugano gli ultimi bicchieri seguendo con sguardo distratto i pochi passanti. Qualcuno fuma seduto su uno sgabello fuori da un bar, mentre il tram sferza la rotaia e riparte.

Quasi nessuno cammina a quell’ora in città. Al più la gente si sposta o rientra. Eppure è istruttivo attraversare quella terra di mezzo durante la quale tutti stanno facendo qualcos’altro, come spogliarsi, amare, lavarsi, cucinare, litigare, mangiare, distendersi. Attraversando d’estate la città, in questo tempo sospeso, si scoprono cose che diresti mai.

Ad esempio la sorprendente quantità di neonati messi in ostensione sui terrazzini, in braccio a genitori che vanamente tentano di quietarli con improvvisati passi di danza. In quei momenti puoi anche riconoscere i quartieri con il solo olfatto. Un indefinibile crogiulo di spezie, che nemmeno sulla Via della Seta, si diffonde dalla stazione fino al centro. Piastre roventi elettrizzano l’aria più a nord, nei quartieri residenziali. E’ l’ora delle cucine e delle bocche spalancate. E dalla strada, di tutto questo, si possono vedere solo i lampadari spenti sui soffitti.

Dalle lavanderie occhieggiano le lavatrici. Vecchie riviste aperte nel mezzo scivolano dietro la sedia, dove una donna aspetta di spalle. Le uniche vere forme di vita sono i motorini imbizzarriti della pizza, che imboccano qualsiasi strada solo e rigorosamente in contromano. Vicino al parco c’è anche un tipo che dorme. Non sembra un barbone. E’ solo uno che dorme. Non sembra né sporco, né pulito. Non si capisce se lo attende una lunga notte di stelle che non vedrà, o se la sua giornata inizierà solo tra poco.

E poi ad un tratto scopri qualcosa di totalmente inatteso. Ti senti Linvingstone e vorresti un machete per farti largo nella boscaglia. E’ solo il parcheggio di una pizzeria, che confina con una scuola abbandonata (Perché una scuola finisce ad essere abbandonata? Da quanto tempo è così?). Un campo da basket invaso dalla vegetazione si nasconde dietro erbe gigantesche e affilatissime.

Uno dei due canestri è un vero relitto dell’urbanizzazione umana. Il tabellone è logoro, martoriato da tarli impietosi e attraversato dal vento. I sostegni sono tenuti su soltanto dalla ruggine. Forse qualcuno sta osservando da una di quelle finestre. Forse qualcuno chiederà una spiegazione, perché e come sono finito lì. E io non voglio farmi trovare.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Strutture: un canestro è dotato di un tabellone senza colore, in precario stato di conservazione; il secondo canestro, con tabellone bianco e nero, presenta uno stato migliore.

Fondo: cemento ricoperto da ogni tipo di erba infestante.

Accesso: interdetto; una rete (in parte parzialmente aperta) divide il campo da un parcheggio.

Indirizzo: via Rielta, Mestre – Venezia, Italia

(foto di Alessandro Tomasutti)

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