Viaggio nei Balcani (2). Un insano desiderio, in fila sulle mura di Dubrovnik

Campo da basket Dubrovnik

 

C’è sole. Tanto sole. E caldo. Tanto caldo. Si suda, inarrestabili.

Le mura di Dubrovnik sono l’epitome del turismo di massa. Il luogo dove non ci si può non fermare ogni due passi a fotografare. Da una parte il mare blu della Croazia, dall’altra le pietre levigate, bianchissime, della città fortificata. E scorci, tetti, balaustre.

Ci sono visitatori ovunque. Nascosti nelle torri di guardia, a indovinare l’angolo giusto del paesaggio, oppure stremati sotto il tendone di un bar, a risorgere di spremuta. Certuni si appollaiano anche nei sottoscala, quelli freschi, ventilati, degli avamposti panoramici, altri impallano le foto pazientemente preparate dai consimili, con pose, sorrisi, l’isolotto alle spalle.

Un “ci sono anch’io” globale risuona nell’aria, strepitato in tutte le lingue del mondo. Non c’è angolo di Dubrovnik che non sia dedicato allo straniero di passaggio: il ristorante nel porticciolo, il lounge a picco sugli scogli, i localini guadagnati ai piedi delle scalinate che, di livello in livello, si dipartono dallo Stradun, il lucidissimo corso principale. Si entra in città come a teatro, da un ponte levatoio. Si sta in fila.

Si sta sempre in fila.

I palazzi sono perfetti ma hanno visto la guerra. Le granate serbe, resistendo. C’è una parte ricostruita, ma non sembra. Sicché ti chiedi, nella precisione a orologeria dei dettagli, cosa ci faccia, proprio in mezzo ai bastioni, un campo da basket. Sta lì come un’intercapedine del sogno istituzionale, un chicco di svago nel brodo della villeggiatura. Ha anche due porte da calcetto, a profusione. Sul muro della casa a lato un ulteriore canestro-aureola: non si sa mai.

È in buone condizioni, di lusso. Tutto a Dubrovnik è di lusso, almeno apparentemente. Chi ci gioca è un mistero. Però ti viene per forza il desiderio insano, il vandalismo sfrenato: se adesso mi danno un pallone e faccio un tiro proprio da qui, dalla sommità delle mura, lo metto? E se ci riesco cosa vinco? Una riduzione su qualche ingresso, probabilmente.

E mentre pensi a tutto questo ti accorgi che stai bloccando il passaggio a un tedesco. A un giapponese. A uno spagnolo.

Così riprendi il cammino. Sudando.

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Francesco Sarti

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Struttura: a traliccio.

Fondo: cemento, con linee segnate. Campo adattabile al calcetto.

Accesso: privato.

Indirizzo: Dubrovnik, Croazia

(foto di Francesco Sarti)

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