Mese: ottobre 2014

Strani germogli di basket nelle pieghe della città

Campo basket via Valeggio Milano

 

È nascosto nelle pieghe della città. Non ha un nome e si fa fatica a trovare una strada, lì vicino, che possa prestarglielo. Lo chiameremo, per convenzione, campetto di via Valeggio, perché lì vicino muore un cul de sac che il Comune di Milano ha battezzato così. Siamo comunque sicuri che nessuno, anche in questo modo, capirà dove si trova. È un fazzoletto di cemento che migliaia di persone vedono ogni giorno, ma che in pochi osservano. Continua a leggere

Viaggio nei Balcani (6) Ballata del tabellone di Sarajevo

Tabellone a Sarajevo

 

Io sono lo scheletro del basket.

Se mi colpite non fate canestro: sentite solo un rumore sordo.

Mi sono cresciute le auto, qui sotto. E i grattacieli, qui dietro.

Guardo tutto il giorno una parete di graffiti. Ho visto chi li scriveva, e chi scappava.

Chi sparava, e chi cadeva.

Ho sentito quel che si dice sulla guerra e so che non è vero.

Io c’ero. Continua a leggere

Viaggio nei Balcani (5) Sarajevo, dove un tiro sbagliato può ridestare il cuore del mondo

2014-08-07 22.22.26

 

Basta poco, per superare le sbarre e la rete metallica. Non coprono tutto il campo, e il cancello, sul lato sguarnito, è facile da scavalcare. Forse ci giocano – o ci giocavano, viste le condizioni – gli alunni di una scuola. Forse non facevano rumore.

Perché qui dietro si prega. Prima le abluzioni, poi i calzari, infine le ginocchia, il pavimento, e Allah. La moschea è in restauro, ma agibile. E tutti si radunano, coi propri destini, ad abbracciare fedi silenziose, intoccabili. Continua a leggere

Viaggio nei Balcani (4). Un canestro tra Belgrado e il nulla sulle tracce di Kusturica

Campo da basket a Kunsterdorf

 

Se fossimo nell’Iowa sarebbe una ruota. Agganciata a un albero, a fungere da altalena. E attorno una casa e campi di grano spersi. Ma qui non siamo nell’Iowa. Siamo da qualche parte tra Belgrado e il nulla. Quindi è un canestro. E attorno una casa e il massiccio balcanico. Un’idea di privato che sfida l’ignoto. Continua a leggere

Viaggio nei Balcani (3). La collina sopra il viale dei cecchini

Campo da basket a Sarajevo

 

Nel basket un cecchino è un tiratore da tre. A Sarajevo un cecchino è un cecchino. Esiste una strada, si chiama “Zmaja od Bosne”. Collega il centro storico con l’aeroporto. Di suo, è un’arteria di scorrimento come se ne vedono tante: auto, semafori, grattacieli. Ma vent’anni fa era un’altra cosa. Qui è ricordata come “il viale dei cecchini”. Un posto in cui, da qualsiasi parte ti voltassi, ti sparavano. Dalle montagne, dalle pendici degli edifici, dai muri. Ogni giorno. Per quasi quattro anni, tanto durò l’assedio, dal ’92 al ’95.

Avevi un bell’attraversare, anche tu. In cerca di acqua, viveri. Il mercato era sotto tiro di mortaio, i serbi erano pure lì. Ma da qualche parte bisognava andare. Le ortiche, per quanto buone, non bastavano più. La tua casa, nel frattempo, si era ristretta. La cucina era diventata la stanza più importante, anche perché era l’unica. Il resto era stato bombardato. Per il viale campeggiava un cartello: “Pazi snajper”. Attenzione: cecchino. Ancora. Sempre. Continua a leggere