Viaggio nei Balcani (4). Un canestro tra Belgrado e il nulla sulle tracce di Kusturica

Campo da basket a Kunsterdorf

 

Se fossimo nell’Iowa sarebbe una ruota. Agganciata a un albero, a fungere da altalena. E attorno una casa e campi di grano spersi. Ma qui non siamo nell’Iowa. Siamo da qualche parte tra Belgrado e il nulla. Quindi è un canestro. E attorno una casa e il massiccio balcanico. Un’idea di privato che sfida l’ignoto.

È tutta colpa del navigatore. Diceva che questa era la strada più conveniente (veloce è un’altra cosa) per arrivare a destinazione. Un posto che non ha molto più senso del tragitto per giungervi. Siamo diretti, misteriosamente, a Küstendorf, un villaggio in legno che il regista Emir Kusturica ha costruito vicino al confine serbo-bosniaco per il film “La vita è un miracolo”, e voluto mantenere in omaggio al suo pantheon personale: c’è via Fellini, piazza Maradona, teatro Kubrick. Ma per vederli bisogna inerpicarsi su monti nudi e inospitali, indovinando la deviazione e salendo ancora, fin quando non finiscono le ipotesi.

Però qui non si va da nessuna parte. Lungo il percorso – sterrato, asfalto incerto, ancora sterrato, sempre più stretto – si incontrano solo incoerenze. Magioni casuali, una fitta boscaglia, dei cartelli in cirillico (siamo in Serbia, questo quantomeno è assodato), forse una ferramenta e poi, alla spicciolata, una conventicola di afroamericani ai margini della strada che ci guardano interrogativi. A Belgrado non ce n’erano, sarà un’enclave nascosta.

Ma poi è ancora boscaglia, una linea che s’illumina sul display appeso al parabrezza, un’improbabile previsione di quanti chilometri manchino alla fine della folle escursione. Però nessuna segnalazione dei lavori (?) in corso. Così d’improvviso, poco dopo un bar dell’ultima umanità, ci si para dinanzi una sbarra: non si va avanti, e a ribadirlo è un vecchio sdentato, che si regge in piedi con sforzi inumani solo per negare ai forestieri il passaggio. Forse è un guardiano dell’apocalisse.

Ci fermiamo. Giusto il tempo di girare a fatica l’auto e maledire la tecnologia. Mentre percorriamo la via a ritroso, incrociando nuovamente bar, boscaglia, afroamericani, magioni, sterrati, ferramenta, cirillici, Serbia, Balcani, canestro, privato ed ignoto, un nuovo, potenziale, itinerario fa capolino sulla carta geografica. Convinciamo il navigatore, che ora si permette pure un ignobile scetticismo, che vogliamo fare una strada più larga, e lunga, e scomoda (se possibile), per il famigerato villaggio.

Perché sì, l’ha costruito Kusturica. Però già mi torna in mente che “Underground” sarà pure un gran film ma io gli ultimi quindici minuti li ho trovati una melassa insostenibile.

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Francesco Sarti

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Note a bordo campo

Struttura: a traliccio.

Fondo: in cemento, con linee del campo segnate. Adattato al calcetto.

Accesso: privato.

Indirizzo: Kustendorf, Serbia

(foto di Francesco Sarti)

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