Viaggio nei Balcani (5) Sarajevo, dove un tiro sbagliato può ridestare il cuore del mondo

2014-08-07 22.22.26

 

Basta poco, per superare le sbarre e la rete metallica. Non coprono tutto il campo, e il cancello, sul lato sguarnito, è facile da scavalcare. Forse ci giocano – o ci giocavano, viste le condizioni – gli alunni di una scuola. Forse non facevano rumore.

Perché qui dietro si prega. Prima le abluzioni, poi i calzari, infine le ginocchia, il pavimento, e Allah. La moschea è in restauro, ma agibile. E tutti si radunano, coi propri destini, ad abbracciare fedi silenziose, intoccabili.

A Sarajevo svettano i minareti, in ogni dove. Contrappuntano il cielo e il fluire della Miljacka, solcata dai ponti da cui, la sera, si ammirano le luci delle case sulle montagne, sospese come stelle.

Ogni cosa sta su un filo.

Basta poco – un passo falso, un cedimento, un attrito – perché qualunque parte del paesaggio possa saltare, esplodere, aprirsi in un turbinio di cristalli e voci. Cent’anni fa fu lo sparo di Gavrilo Princip, il rivoluzionario che a un angolo di strada, a qualche metro da qui, uccise l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando in visita ufficiale, precipitando il pianeta nel suo primo conflitto globale.

Oggi, di quel giorno, restano le icone: la carrozza a grandezza naturale, i volti dei protagonisti, il museo commemorativo. E i turisti che salgono e scendono, indenni, per fotografarsi nel punto esatto del terremoto. Oltre, il centro cittadino appare solo un’idea, col quartiere musulmano e il “meeting of cultures” gloriosamente tracciato sul viale principale, la piazza dei piccioni e i vicoli acciottolati, il tè e il fumo dei narghilè.

Oltre, Sarajevo appare un’idea. Perché il suo equilibrio è fragile come il sonno dei cani che dormono. Come i loro sogni, brevi e lunghi di secoli.

Basta poco, anche un tiro sbagliato, per ridestare il cuore del mondo.

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Francesco Sarti

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Note a bordo campo

Struttura: monopalo. A uno dei tabelloni manca un canestro.

Fondo: cemento, con linee segnate.

Accesso: forse riservato a una scuola.

(foto di Francesco Sarti)

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