Viaggio nei Balcani (6) Ballata del tabellone di Sarajevo

Tabellone a Sarajevo

 

Io sono lo scheletro del basket.

Se mi colpite non fate canestro: sentite solo un rumore sordo.

Mi sono cresciute le auto, qui sotto. E i grattacieli, qui dietro.

Guardo tutto il giorno una parete di graffiti. Ho visto chi li scriveva, e chi scappava.

Chi sparava, e chi cadeva.

Ho sentito quel che si dice sulla guerra e so che non è vero.

Io c’ero.

Ci sono pure morto.

E se resto qui non ho mica la pretesa di essere Cristo, anche se ricordo una croce.

Perché sì, si può uccidere la pallacanestro.

Però se sono esistito è perché qualcuno ha giocato.

E segnato dei punti.

E vinto partite, e abbracciato i compagni.

E salvato la sua vita, per un po’.

Non mi sottovalutate.

Per farmi risorgere, basta agganciarmi un cesto.

E far volar via tutto il resto.

Pensateci, quando passate di qua con un pallone.

Quando vi viene voglia di fare un tiro da fuori.

Perché io sono qui, ricordatevelo.

Anche dopo la guerra e la morte.

Ma prima di voi e della libertà.

——————

Francesco Sarti

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Note a bordo campo

Struttura: a traliccio, privo di canestro.

Fondo: cemento.

Accesso: interdetto dalla presenza di auto.

(foto di Francesco Sarti)

Viaggio nei Balcani (6) – fine

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