Dalla Bolognina al declino di “Basket-city”: il filo rosso che unisce Bologna ai canestri

bolognina

 

A volte le rivoluzioni si fanno per errore. Non veri e propri sbagli, ma piuttosto gesti isolati, a volte parole lasciate cadere, nella speranza inconfessabile che qualcuno le raccolga. Così accadde alla Bolognina il 12 novembre di venticinque anni fa. In una sezione di periferia del Pci, di fronte ad un gruppo di veterani della Resistenza, toccò ad Achille Occhetto far capire che il partito doveva intraprendere nuove strade. Alla domanda se le sue affermazioni presagissero persino ad un cambio di nome, il segretario rispose: “Fanno presagire tutto”.

Tre parole, non di più, pronunciate proprio a due passi da questo campo da basket. E del resto, Bologna e basket hanno sempre fatto rima, a dispetto di qualsiasi legge della fonetica. Il filo rosso di questa città, passa anche da qui. Il canestro nella foto c’è ancora, attorno sembra non sia cambiato nulla rispetto a venticinque anni fa, ma solo in apparenza. Allora Bologna non viveva le crisi di identità che avrebbe attraversato negli anni a seguire. Nessuno avrebbe potuto immaginare che un giorno il partito erede di quella storia sarebbe stato travolto da scandaletti di provincia, portando fino al commissariamento del Comune.

Non è un caso, però, che la pallacanestro, così integrata al tessuto cittadino a ogni livello, sia scivolata verso un declino che dura tutt’oggi. Allora il basket bolognese era in buona, se non ottima, salute. Quel 12 novembre dell’89, era domenica, la Virtus vinceva a Reggio Calabria, mentre la Fortitudo si faceva sorprendere da Reggio Emilia sul parquet di piazzale Azzarita. Pochi mesi dopo i bianconeri alzeranno la Coppa Italia, trascinati da “Sugar” Richardson. Di lì a qualche anno Bologna diventerà addirittura “Basket-city”, con le epiche sfide-scudetto tra Vu Nere e Aquile, le rivalità, le polemiche, i dualismi. Erano gli anni Novanta.

L’onda lunga del cambiamento, però, era già partita e sarebbe arrivata fin sotto canestro, spazzando via la grandeur e mettendo in crisi lo spirito d’identità sportivo in cui la città si riconosceva. Oggi la Virtus si aggrappa disperatamente alle sue bandiere, ma l’atmosfera, dentro l’anonimo palazzo di Casalecchio di Reno, è da anni sommessa, per non dire disillusa. Attorno alla Fortitudo arde ancora la passione, seppur nascosta sotto la cenere delle serie minori, ma anche qui il timore che tutto svanisca non smette mai di aleggiare.

Questi canestri sono sempre qui, a dispetto degli eventi. I campi da basket sono così, assistono in disparte al mutare delle cose. Nessuno pensa ad eliminarli, ma questo succede più per indifferenza che per amore. Intanto loro stanno lì e aspettano solo che qualcuno torni a fare una cosa che a Bologna si è fatta bene per molto tempo: canestro.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Struttura: monopalo.

Fondo: cemento; lunetta dipinta per metà di rosso.

Accesso: libero.

Indirizzo: piazza dell’Unità, Bologna, Italia.

(foto di Stefano Gambetti)

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