Al centro del “Buco”: tra carte e canestri su un confine che non c’è più

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Questo posto non si chiamerebbe proprio così. Con il tempo un malcelato senso del pudore lessicale lo ha declinato dal femminile al maschile. Da “Buca della Signora” a “Buco del Signore”. E non è che suoni molto meglio, a dirla tutta.

Del resto a Reggio Emilia e dintorni l’orecchio del forestiero si imbatte spesso in toponimi che altrove suonerebbero licenziosi. Pappagnocca, La Brugna, Sesso, Busana, fino a – questa sì inequivocabile – Torre del Bordello, in pieno centro città. Non tutti questi nomi discendono da etimologie libertine, anzi quasi nessuno, ma il solo fatto che abbiano resistito fino ad oggi, celandosi dietro le loro ambiguità, dice qualcosa del posto dove ci troviamo.

Questo campo da basket sta proprio al centro del “Buco” e una volta segnava un confine decisamente importante. Il limite tra la parrocchia e il centro sociale. Tra gli inni al Signore che si levano dai banchi della chiesa e le meno spirituali invocazioni che salgono dai tavoli dove si gioca a carte. Una cortina di ferro in miniatura, senza filo spinato, ma fatta di fili d’erba.

Negli anni Settanta questi erano due mondi a sé stanti. Chi frequentava il “Buco magico” in parrocchia era visto come una persona sulla via della perdizione. E viceversa, supponiamo. Un moderno Guareschi non avrebbe fatto fatica ad ambientarci un impossibile uno contro uno tra Peppone e Don Camillo.

Una qual certa secolarizzazione dei costumi da queste parti esiste da tempo e non solo nei toponimi. Ma soprattutto resiste una forma di socialità che sempre più di rado si ritrova nei medi e grandi centri abitati del nord Italia. Basta passare per il “Buco Magico” alle due di pomeriggio di un sabato qualunque. Sarà sorprendente trovare una tale densità di pensionati e pensionandi impegnati in furiose partite di carte.

Decine e decine. Forse più di un centinaio. Tra una voliera e un ombrellone. A cerchi concentrici, perché in fatto di carte non tutti la sanno allo stesso modo e qualcuno può solo stare a guardare. O al limite subentrare. La serietà è massima, la concentrazione alle stelle, così come le imprecazioni. Più in là c’è perfino un cartello: “Zona non adibita al gioco delle carte”. Eppure le violazioni sono sotto la luce del sole. La sera poi è normale ritrovarsi a guardare l’anticipo della Serie A, con il solito sottofondo di Modiano e Lambrusco e le ondate di gnocco fritto che vanno e vengono dalla cucina.

Semmai è il campo da basket a sembrare poco frequentato. Forse è una questione generazionale. Forse è solo perché le scuole sono iniziate da poco e si prova a fare i bravi, almeno per un po’.

Forse sarà la nebbia sospesa, o colpa di un sole malato che scalda ma non si fa vedere. Intanto la retine di metallo tintinnano alle rare manciate di vento, che annunciano l’autunno lungo la via Emilia.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Strutture: monopalo; retine in ferro non in buono stato.

Fondo: cemento.

Accesso: libero, quando il patronato è aperto.

Indirizzo: via Martiri di Cervarolo, Reggio Emilia, Italia.

(foto di Alessandro Tomasutti)

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