Nel Perigord, dove anche i canestri stanno sotto il livello del cielo

La Roque Gageac

 

Questo posto ha una particolarità. Non ti accorgi di arrivarci. E nemmeno una volta arrivato, capisci bene dove sei. Sceso dai comprensibili declivi di Figeac e lasciatoti alle spalle le pendici del Massiccio Centrale, ti intrufoli tra i muretti a secco delle fattorie, ti infili tra gli ulivi e le anatre. Attraversi il Perigord e hai l’impressione che da un momento all’altro entrerai in casa di qualcuno e che ti dovrai girare nel piazzale dopo aver elemosinato qualche indicazione.

Prosegui e credi che più giù di così non si possa andare. E invece, il castello che vedi lì vicino, di fronte a te, non è disteso ma arrampicato. Sta su uno sperone di roccia (cosa ci fa della roccia lì, se intorno non c’è che verde?). E non puoi mica raggiungerlo con due salti, prima devi scendere un ripido canyon in miniatura.

Qui tutto è basso (in apparenza). Si sta sempre sotto il livello del cielo. Per la maggior parte del tempo non ti rendi conto di dove sei. Non capisci se è pianura o collina, bosco o pascolo, bello o brutto. Ti senti la comparsa di un plastico e ti manca una visione d’insieme.

Dietro la fattoria, sul cui muro qualcuno ha fissato il canestro nella foto, c’è una specie di fienile o forse è una stalla e nemmeno piccola. Ha una particolarità. Volendoci entrare ci si muoverebbe solo a carponi. E’ come se l’avessero presa, segata a metà della sua altezza e appoggiata sulle sue stesse fondamenta. In totale sintonia con l’ambiente circostante, questa struttura ha tentato di appiattirsi al suolo.

Il disorientamento del viandante però non è frutto del caso o dell’afa. Questa regione (che amministrativamente si chiama Dordogne e la cosa non fa che aumentare le incomprensioni) è attraversata da ben sette fiumi. Non bastasse, qui si trova una delle maggiori concentrazioni al mondo di grotte e testimonianze dell’età preistorica.

Conclusione (bislacca e del tutto personale). Per capire davvero il Perigord bisognerebbe girarlo in barca, come ha compreso bene l’industria del turismo, tanto che il fiume Dordogne sembra una circonvallazione dove, al posto delle automobili, sfrecciano nugoli di canoe in mano a stuoli di principianti che si incrociano pericolosamente a colpi di remo. Oppure (più audacemente) il Perigord bisognerebbe capovolgerlo da sotto in su, sulle tracce dell’Uomo di Cro-Magnon.

L’unica prospettiva da evitare, in fine dei conti, è proprio quella a livello del suolo.

Un’altra possibilità però c’è. E’ quella di salire su uno dei meravigliosi castelli, costruiti in epoca medievale da scaltri signorotti per spartirsi i proventi di una terra rigogliosa, e godersi lo spettacolo dei campi pettinati, dove si può contare ogni singolo filo d’erba e, allungando una mano, spostare a piacimento l’ansa di un fiume.

Che non si possa stare a terra da queste parti, lo suggerisce un’ultimo particolare: mai viste tante mongolfiere colorate levarsi in volo nel riflesso del tramonto, come sui fiumi del Perigord.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Struttura: tabellone in plastica fissato a muro.

Fondo: terra battuta, mista ghiaia.

Accesso: area privata.

Indirizzo: D703, La Roque Gageac, Perigord, Francia.

(foto di Alessandro Tomasutti)

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