Di là dal ponte, il richiamo dei tiri proibiti

Campo da basket a Santa Marta

 

Trent’anni fa, di là da quel ponte di legno, era zona off limits. Vietato andarci, specie noi bambini. Zona pericolosa, angolo periferico di Venezia, zona di tossici, malviventi e chissà quali altri pericoli. Ma il richiamo di quel rettangolo e di quei due cerchi miracolosamente appesi ai rispettivi tabelloni era troppo forte. E allora in gruppo ci si dava coraggio.

Di nascosto dai genitori, scarpe di tela ai piedi, pallone Mikasa di proprietà del bambino viziato della compagnia, si andava. Era deserto allora quel campo. Nessuno ci giocava. Intorno sostavano un po’ di balordi, mentre su di un lato incombeva la facciata lugubre dell’asilo dei poveri, vuoto di giorno ma tristemente animato la sera.

Giocarci per noi era una conquista, ci si sentiva grandi e imbattibili. In campo e fuori. Arrivavamo e per prima cosa dovevamo spazzare via le foglie del grande platano che incombeva (e incombe tuttora) sul campo. Poi, finalmente, si giocava. Avevamo incollati su di noi gli occhi sbarrati di chi, oltre la recinzione, non capiva bene perché perdessimo tempo dietro a un pallone, peraltro giocandoci con le mani e non con i piedi. Era un pubblico ostile e noi ci sentivamo ancor più importanti.

Quel campo c’è ancora a Santa Marta. Quella gente invece non c’è più. E’ una zona universitaria adesso, sembra quasi un campus Usa (ok, ok, con molta fantasia). Il platano è talmente cresciuto che i suoi rami ostacolano il tiro da tre, almeno su un quarto di campo. A spazzare le foglie ci pensano gli universitari che ogni giorno ci giocano, magari mescolandosi a qualche veneziano “indigeno”. 

Tutto questo via vai mette allegria. Ma l’emozione del proibito è irrimediabilmente perduta.

Serena Spinazzi Lucchesi

Note a bordo campo

Struttura: bipalo a traliccio; retine e tabelloni in buono stato.

Fondo: cemento, spesso coperto dalle foglie del platano che incombe a metà campo.

Accesso: libero.

Indirizzo: Fondamenta Santa Marta, Venezia, Italia.

 

(foto di Alessandro Tomasutti)

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