I misteri e i canestri della Val Cosa

Val Cosa

 

Per arrivare da queste parti bisogna attraversare il ponte sul fiume Fiume. Quando si arriva ai margini delle prime montagne, si imbocca la Val Cosa, dall’omonimo torrente. È il Friuli interno, dove non bisogna farsi troppe domande e anche l’essenziale, come dare un nome alle cose, diventa superfluo.

C’è qualcosa che lega questa toponomastica primitiva allo spirito di queste terre. Percorrendo la Cimpello-Sequals, un sabato mattina di primavera, pare di ritrovarsi su una highway del Midwest americano. Le macchine che si incrociano sulla corsia opposta sono rare. Non si attraversano centri abitati per almeno una trentina di chilometri e non si scorge che qualche manciata di case nei dintorni.

Le poche stazioni di servizio sono chiuse. Non sono abbandonate, anzi sono quasi nuove. Ma non c’è anima viva. I cartelli pubblicitari sbattono al vento, mentre quattro corvi fanno capannello nel mezzo del piazzale.

Non è facile darci una spiegazione quando capiamo che un luogo ci appare desolato. La sensazione è chiara, ma le ragioni sfumate. È questione di dettagli: come cresce l’erba lungo le strade, l’inclinazione degli alberi, la distanza tra le case. Su tutto regna un’assenza, che non è semplicemente una presenza rada, ma l’impronta lasciata nello scorrere del tempo da qualcosa che non c’è più o non c’è mai stato.

Prendete questo canestro, piantato sul ciglio della strada, in direzione Clauzetto. Solo da queste parti si può pensare di giocare a pallacanestro senza darsi conto di cosa c’è intorno. Evidentemente per di là non ci passa nessuno, o quasi, e qualche tiro lo si può serenamente eseguire. Eppure c’è qualcosa di più sfuggente e quasi sinistro attorno a questo canestro.

Per prima cosa è piantato nell’erba, un metro abbondante rispetto al selciato. Come non bastasse, la strada è in pendenza. Tutte condizioni che poco hanno a che fare con il gioco e molto con lo spirito del luogo. Sembra più un modo per rivendicare la diversità del proprio isolamento. Del non doversi curare della realtà, perché nulla accade, a tal punto da farsi beffe della logica e del buon senso.

A questo punto resta solo una cosa da fare: rimontare in macchina e scoprire davvero cosa c’è al di là di questa valle.

Alessandro Tomasutti

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Note a bordo campo

Struttura: monopalo da giardino, con tabellone in plexiglass trasparente.

Fondo: misto erba e asfalto.

Accesso: libero e privato.

Indirizzo: strada regionale n.22, Località Rizoss, Pordenone

(foto di Alessandro Tomasutti)

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