A Srebrenica, nell’angolo buio della memoria d’Europa

srebrenica

La targa è fissata in un angolo, in fondo al muro di cinta. E’ una piccola targa. Per osservarla da vicino bisogna salire su uno dei gradoni scrostati di cemento. Sulla parete accanto qualche murales scolorito, appena più sopra una grata di ferro arrugginita.

«In questo luogo il 12 aprile 1993, 74 bosniaci di Srebrenica e della Drina sono stati uccisi e circa 100 feriti da una granata sparata dalle postazioni serbe».

Erano tutti bambini. Molti di loro arrivati con le famiglie dai paesi vicini perché Srebrenica doveva essere un luogo sicuro. La riva destra della Drina era ormai quasi interamente controllata dalle milizie serbo-bosniache, eccetto Zepa, Gorazde e appunto Srebrenica.

Erano tutti in questo campo da basket, perché un posto dove i bambini giocano dovrebbe essere il posto più sicuro del mondo.

Quattro giorni dopo, il 16 aprile, una risoluzione dell’Onu dichiarerà la città “area protetta, libera da ogni attacco armato o da qualsiasi altra azione nemica”. Ma questo non la salverà.

Dopo altri due anni di fame e violenza, le milizie serbo-bosniache entreranno a Srebrenica e daranno inizio ad un eccidio durato cinque giorni. Un immane assassinio di massa, praticato con qualsiasi arma, che costerà la vita a oltre 7.000 persone.

Vent’anni dopo, nel 2015, Srebrenica è ancora l’angolo buio della memoria dell’Europa.

Alessandro Tomasutti

Foto di Anna Del Monaco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...