C’era una volta Macallé. Vecchi canestri raccontano un quartiere che non c’è più

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Si chiama Altobello, ma per tutti è Macallé (da pronunciarsi rigorosamente alla veneziana, omettendo le due “elle”), come l’inespugnabile città etiope inutilmente assediata dagli italiani durante le campagne d’Africa di fine Ottocento.

Per un certo periodo entrare in questo quartiere di Mestre era sconsigliato, da qui l’appellativo tuttora in voga e fino a poco tempo fa sentirsi apostrofare con un: “Ma ti vien da Macallé?” non era esattamente da interpretare come un complimento.

Adesso l’uso di questa espressione si è quasi del tutto estinta e il quartiere, pur tra ritardi e contraddizioni, ha cambiato fisionomia. Non è più la terra di nessuno delimitata tra il canale di Piazza Barche, le automobili di Corso del Popolo, le rotaie dismesse della Carbonifera e le lande desolate di via Torino.

Ora ha un volto e una piazza riconoscibili. Attorno case variopinte, al centro uno spazio verde aperto e, spostandosi verso il centro, un viale interamente pedonale punteggiato da bar e plateatici vivaci e frequentati; in primavera e d’estate, verso sera, il sole trova un varco tra i palazzi di Corso del Popolo e lo inonda di luce.

Tutto il quartiere fa perno attorno al grande oratorio della Madonna Pellegrina, la cui statua domina dall’alto questa parte di Mestre. All’interno del patronato c’è un campo da pallacanestro. O meglio, ci sono due tabelloni e due canestri prossimi alla rovina che si guardano stancamente da una parte all’altra.

Sono il retaggio del Macallé di una volta. Il contrasto con quello che c’è attorno è evidente. A un passo da qui c’è il campo da calcio, che brilla di un verde smeraldo grazie al nuovissimo fondo in erba sintetica, attorniato da una lunga serie di sgargianti murales.

Difficile invece trovare due canestri più trascurati di questi. A fianco di uno dei due tabelloni c’è una scala antincendio, che arriva così vicino al canestro che ne mortifica l’altezza. Poco più in là un tabellone di plastica, senza anello. Sul muro qualcuno ha scritto con mano malferma “Non appendersi”. Troppo tardi, evidentemente.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Struttura: tabellone in legno; sostegni con evidenti tracce di ruggine.

Fondo: cemento.

Accesso: libero negli orari di oratorio, ma il campo non è utilizzato.

Indirizzo: piazzale Madonna Pellegrina, Mestre – Venezia

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