Come in una Pompei moderna, la lenta rovina di un campo di periferia

catene

 

Non lo noti. Come il tempo che scorre. Come l’aria che inspiri. Con gli anni si è fatto assorbire dal contesto, fino a sparire. Se ne sta immobile e immutabile, senza dare motivi di disturbo. Puoi passarci davanti anche centinaia di volte e non lo scorgerai mai. È un perfetto fenomeno di mimetismo urbano.

Come possa accadere che uno spazio di ventotto metri per quindici, presidiato da due strutture alte perlomeno quattro metri ciascuna, si annulli senza sparire, ha più a che vedere con l’occhio di chi guarda che non con l’oggetto su cui lo sguardo si posa.

Nell’allegro caos organizzato di via Trieste, l’arteria in cui si risolve il quartiere Catene a Marghera, si possono facilmente osservare le doppie file di auto, il via vai dei bar, lo zig zag delle bici (meglio se contromano), il frusciare delle borse della spesa (sempre in coppia) appena sfiorate da furgoni bianchi sempre in ritardo.

Potrete vedere anche il nuovo parco, sembra la pista d’atterraggio dismessa di un aeroporto sovietico, che si interrompe fatalmente addosso alle barriere fonoassorbenti dell’autostrada. 

Potrete vedere tutto questo e molto altro. Ma non vi daremo alcuna indicazione precisa su dove si trovi questo campo. Lo vedrete solo se avrete davvero voglia di cercarlo. 

Se mai lo troverete, vi accorgerete subito che qui non si può giocare. Sembra una nuova Pompei, sepolta non dalla cenere, ma dall’incuria. Anche qui il tempo si è fermato, ma non si sa quando. Nessuna traccia di vita, nemmeno interrotta. E’ rimasto solo il vuoto.  

Chi se la sente, può fermarsi in raccoglimento, al capezzale dove riposa l’ultimo tentativo di una periferia che sversa copiosamente violenza dai suoi gangli, ma non accetta compatimenti e rifiuta le recriminazioni. La dignitosa e lenta rovina di uno spazio dove vivere è indifferente. Destinato a consumarsi, più che a crollare

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Strutture: tabelloni in pessimo stato; struttura asimmetrica a traliccio attaccata violentemente dalla ruggine.

Fondo: cemento grezzo, sconnesso, attraversato da pericolose fenditure e frequenti concentrazioni d’erba.

Accesso: luogo abbandonato, non rilevante.

 

 

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