Il canestro dell’impiccato

canestro-impiccato

Se ne fece un gran parlare. L’avvenimento era portentoso. Come fosse possibile che il cappio con cui l’avevano impiccato, spezzandogli il respiro al cielo, fosse ricomparso proprio lì, su quel muro. I più lo ricordavano: “divenne tutto blu”. Tutto tranne gli occhi del giustiziato.

Ma un giorno capitò che un viandante, durante un pellegrinaggio, venisse attratto da una strana forma arcuata, stampata su un muro di calce. Aveva l’aria di un otto, un infinito, impassibile al vento che lambiva le foglioline di un albero, a pochi passi di distanza.

Si avvicinò, percorrendo il breve spiazzo di ghiaia. La forma si rivelò per ciò che era. Un cappio di ferro, replicato nell’ombra, perfetto. Ci si poteva perfino giocare a basket, volendo.

Ma poi notò una strana familiarità. Si accarezzò la gola, irrigidendosi. Il cielo si rovesciò in un blu.

Di colpo gli fu tutto chiaro. Andò sotto il cappio, si mise in punta di piedi, sbucò con gli occhi al di sopra dell’anello. Era stretto.

Due punti!”, esultò qualcuno.

Non vale, ha segnato da sotto!”, obiettò qualcun altro.

E mentre si chiedeva da dove giungessero quelle voci, si accorse che i piedi non toccavano più la ghiaia.

Francesco Sarti

Note a bordo campo

Struttura: base di ferro infissa al muro

Fondo: ghiaia

Accesso: libero

Luogo: Piovene Rocchette, via Preazzi di Sotto

Foto di Alessandro Vianello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...