New York post – (2) Una gabbia dorata nel cuore di Chelsea

the cage

di Francesco Sarti

No, non me la passo male. Chelsea è un quartiere figo. La parte bohémien di Manhattan, per così dire. Certo, sto un filo stretto a centrocampo, però me la cavo. Poi, sai, all’uscita della metro. Vedi sempre gente nuova.

Mi ci hanno messo i Knicks, a quanto pare. Hanno pagato loro e la Chase Manhattan Bank. Mi tengono bene.

Anche il vitto è buono. L’altro giorno, per esempio, avevo una partita giovanile. Bianchi contro neri. Quelli bianchi giocavano meglio. Circolazione rapida e tiro. Se no, dentro per l’unico lungo. Tutto giusto, a parte il fatto che quelli neri saltavano di più, correvano di più e segnavano di più.

Molto di più.

È stato divertente. Adesso c’è una specie di Ray Charles che zoppica ma la mette da lontano. Forse un ex giocatore. Se la gode un sacco. E sta per entrare un tizio con occhiali scuri, felpa e cuffie. Per quanto in incognito, dichiara anche lui un pallone da basket.

Mi chiamo come la strada, West Fourth Street Courts. Al plurale perché c’è anche mio fratello minore, qui di fianco. Ha un solo lato e ci giocano i bambini.

Ecco, l’unica cosa che non capisco è perché tutti mi identifichino con la mia gabbia, neanche avessero mai visto un campo da basket in cattività.

Però prova a dire che c’è una partita a “The Cage” e vedi cosa succede.

Note a bordo campo

Struttura: a traliccio

Fondo: cemento

Accesso: pubblico

Luogo: New York, Chelsea, Fourth Street

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