In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (1) – La cantina di Vilij

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Ci infiliamo tra le case alla ricerca della cantina di Vilij. Ci hanno detto che fa un’ottima Malvasia e che è uno dei produttori più evoluti della zona. Dopo pochi minuti di ricerca, arriviamo subito alla conclusione di aver sbagliato posto. Difficile immaginare di trovare una cantina qui intorno. Vediamo soltanto piccole abitazioni, con piccoli giardini, raggiungibili attraverso un reticolo di piccole strade, dove a malapena può passare una macchina.

Ci siamo persi, ci diciamo, senza meravigliarci. Abbiamo equivocato, cantileniamo prendendo atto. Del resto non si vede un solo filare di vigna che sia uno, non ci sono insegne, solo anonimi cancelli e pochi numeri civici. Stiamo per arrenderci quando notiamo sopra un campanello lo stesso cognome scarabocchiato dalla nostra padrona di casa sulla mappa stropicciata di Marezige.

Suoniamo senza convinzione. Nessuna risposta, nemmeno il latrato di un cane. Ci dovremo inventare qualche scusa credibile, semmai uscisse qualcuno. Forse dovremmo spiegare come ci sia venuta in mente l’idea stravagante di cercare una cantina tra una manciata di minuscole case in bilico sull’orizzonte del golfo di Capodistria.

Dall’angolo interno del cortile seminascosto dietro l’edificio principale, spunta un uomo di mezza età. Fa un cenno con la mano, ci guarda di sfuggita e prosegue nella sua direzione, sparendo dietro un ricovero per gli attrezzi. Sembra molto occupato. Quel gesto avrebbe potuto significare qualsiasi cosa. Aspettiamo senza sapere bene cosa aspettarci e dopo qualche istante compare una signora anch’essa di mezza età, che dà l’impressione di dimostrare molti meno anni di quelli reali. «Avanti, prego» esordisce, tradendo un sorriso insieme gentile e imbarazzato, come se fosse stata sorpresa fuori dalla doccia e avesse desiderato di avere il tempo di darsi una sistemata. Siamo nel posto giusto.

L’anticamera della cantina è un minuscolo seminterrato di cinque metri per cinque. Alle pareti alcune pergamene incorniciate che hanno l’aria di essere dei riconoscimenti ai vini. Su una tavola, ci sono alcune file ordinate di bottiglie, alcune senza etichetta. In un angolo, un lavatoio in pietra come quelli di una volta. La cantina è dietro l’unica porta della stanza, contiene una decina di botti, da non più di cinquecento litri l’una. La produzione sta tutta qui dentro. Quando la signora ce lo dice, sembra quasi scusarsi.

La Malvasia seduce al naso e mantiene al palato, ne siamo subito conquistati. Il Refosco invece è scontroso all’approccio, come è nel suo carattere, ma si rivela nell’allungo finale. Il Sipro, vitigno autoctono da cui si ricava un vino da fine pasto, sorprende per il tessuto del tutto originale. Le varietà prodotte sono tre, non una di più. Vilij non è altro che l’uomo che abbiamo visto passare nel cortile poco prima. Non ha potuto accoglierci perché stava finendo alcuni lavori sul retro della casa. Da poco è andato in pensione, ci riferisce la moglie, e adesso potrà dedicarsi di più alla vigna e alla cantina. Produrre il vino per lui è prima di tutto una questione di famiglia, che ha sempre desiderato mantenere, impegnandosi a renderlo un prodotto di qualità che potesse ritagliarsi una sua minima nicchia commerciale.

Ce ne andiamo straniti e quasi in colpa per esserci introdotti nell’intimità della routine familiare di Vilij, sua moglie e dei due nipotini che ci hanno fatto compagnia nella breve visita. Con le nostre tre bottiglie rimontiamo in macchina per riperderci tra i muri a secco e i piccoli prati inclinati. Sbuchiamo dietro la scuola del paese, dove si spalanca un campo da basket di quelli dove segnare è difficile, perché distrarsi è inevitabile. Lì sotto inizia l’Istria, con un enorme ansa su cui brillano i tetti di Koper e torreggianno impassibili le gru del porto. Ripartiamo, inforcando l’ennesimo bivio che precipita giù verso il mare.

Alessandro Tomasutti

(1 – continua)

Note a bordo campo

Struttura: monopoli, tabellone americano, anello senza retina.

Fondo: cemento in buono stato.

Accesso: libero, struttura scolastica.

Indirizzo: Marezige, Koper – Slovenia

 

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