In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (3) – L’olio istriano e il paradosso sloveno

Trusk 2

Capodistria è incastonata in un angolo impazzito del Mediterraneo. Qui il clima è mite quasi quanto quello di un’isola greca d’inverno e assolato come quello della Costa azzurra d’estate. Non a caso la vite e l’ulivo sono i due caposaldi dell’agricoltura locale e qui si produce da secoli uno degli oli di oliva più a nord del mondo. Andrej, il marito di Mateja, è produttore e al contempo esperto degustatore di olio d’oliva. Ma, né l’una né l’altra, sono la sua occupazione principale.

L’attaccamento alle proprie origini è la più forte – e forse unica – ragione per cui la produzione di olio e di vino sono così diffuse da queste parti. La quantità di olio sloveno prodotto ogni anno è un puntino quasi invisibile nella geografia dell’enorme e spietato mercato mondiale. La qualità e l’eccezionalità di questo prodotto, da sole, non potrebbero giustificare la permanenza di una coltivazione che a queste latitudini deve sopportare anche il vento gelido che talvolta d’inverno sferza le coste fino a ghiacciare ogni cosa.

Lo stesso Andrej continua a produrre l’olio di famiglia insieme a suo padre, che a sua volta aveva ereditato da suo nonno un pezzo di terra che gli Hrvatin si tramandano da generazioni e coltivano sospesi sopra il lungomare che porta a Pirano. Se la gente di queste zone avesse ragionato unicamente dal punto di vista economico, non ci sarebbe probabilmente più una sola pianta di ulivo attorno a Capodistria.

Un aneddoto raccontato da Andrej spiega meglio di qualsiasi analisi il paradosso sloveno. Pochi anni fa, uno dei maggiori produttori di olio istriano fu avvicinato da un intermediario cinese ad una fiera internazionale di settore. Orgoglioso dell’interesse verso il proprio prodotto, intavolò subito una trattativa per provare la via dell’esportazione verso la Cina. L’intermediario chiese la disponibilità immediata di un determinato quantitativo di prodotto. Il produttore rispose che non avrebbe avuto problemi a fornirglielo, ma che quella quantità corrispondeva alla sua intera produzione annua.

A quel punto l’intermediario cinese sembrò non avere capito bene e ritenne necessario chiarire che quella era la quantità minima per iniziare l’esportazione, ma che immediatamente dopo avrebbe avuto bisogno di quantitativi ben più elevati. Quando comprese che quello era tutto l’olio di cui il produttore disponeva, interruppe la trattativa e, tra il sorpreso e lo sconcertato, se ne andò. Dietro a questo episodio si celano i limiti e il potenziale di un Paese, le cui ridotte dimensioni ne condizionano strutturalmente le prospettive di sviluppo.

A Trusk abbondano gli ulivi. Basta percorrere le strade e i sentieri da una parte e dall’altra del crinale, per accorgersi che nella laboriosità ovattata di ruspe e trattori, la presenza degli ulivi non fa che espandersi con discrezione. Il silenzio avvolge tutto da queste parti anche durante il giorno. Le case sembrano disabitate e i pochi cani che non dormono seguono col muso i passanti attraverso le inferriate. Dietro ad una siepe, fissato ad un albero, si staglia un canestro. Veglia, immerso nel frinire dei grilli, sulle carcasse arroventate di due macchine abbandonate nell’erba alta.

Alessandro Tomasutti

(In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo. 3 – continua)

Note a bordo campo

Struttura: tronco di albero

Fondo: erba

Accesso: area privata

Indirizzo: Trusk, Koper – Slovenia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...