In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (4) – I misteri di Draguccio

Draguc

Buzet sta in cima a un colle e controlla sotto di sé una valle verde e austera, sfregiata da un cementificio sul lato sud. È il passaggio obbligato per accedere alla parte più interna dell’Istria, dopo aver varcato il confine a Sočerga ed essere entrati in territorio croato. 

La cittadina si avvita su sé stessa, fino ad un punto panoramico difficile da raggiungere. Buzet non fa niente per attirare a sé i passanti. Le strade sono sconnesse, la maggior parte dei palazzi cade a pezzi. La piazza della cisterna, simbolo della cittadina, è assediata dalle automobili, come quasi tutto il centro storico. 

Senza rimpianti ci lasciamo alle spalle Buzet, addentrandoci in fitti boschi di latifoglie. Più ci si inoltra verso sud e più è raro incrociare altre macchine. Siamo alla ricerca di una città in miniatura con un nome da favola medievale: Draguccio. La nostra meta è protesa a strapiombo su un’enorme vallata quasi completamente disabitata, che si apre sul lago Butoniga, il bacino artificiale che fornisce di acqua l’intera penisola. 

Ci accoglie un vento pieno che soffia senza sosta da ogni direzione. Nel centro abitato non c’è anima viva. Intorno a noi solo le ombre di gatti furtivi, che corrono lungo i muri e spariscono dietro gli angoli delle case. Due grandi alberi distendono il loro profilo rassicurante al centro dell’unica piazza. Da una parte sbatte a intervalli irregolari la tenda di una locanda. La porta è aperta a metà, ma dentro è buio e non si scorge nessuno. 

Non resta che scartare i panini, aprire una birra e lasciare che il vento porti via la calura. Distesi sul grande rialzo di pietra antica, che divide il resto della piazza dalle mura di cinta, la prospettiva cambia di quel poco da accorgersi che uno strano oggetto prende forma dalla corteccia di uno degli alberi.

Di primo acchito non è facile distinguere di cosa si tratti. È un pezzo di ferro, forse, ma in controluce non si capisce che forma abbia, né a cosa serva. Il nastro di metallo si chiude a cerchio dentro il fusto dell’albero, che è stato scanalato con precisione per fare in modo di ospitarlo e tenerlo fissato. Potrebbe essere qualsiasi cosa. Il sostegno dove appendere un vaso di fiori, ad esempio. Ma è l’unico che vediamo intorno; sull’altro albero, sui lampioni o sui muri delle case, non ce ne sono di simili. 

Prima di formulare qualsiasi altra ipotesi, irrompe un’idea tanto folle, quanto logica. Quel pezzo di ferro non è altro che un canestro. È un segnale e forse una sfida e sa di mistero. È come aver trovato la spada nella roccia. L’Istria profonda comincia a darci dei segnali e ci fa capire che solo scavando con pazienza sotto strati sempre diversi di terra e di pietra, potremo trovare qualcosa. Non ci si può fermare adesso.

Alessandro Tomasutti

In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo 4 – (continua)

Note a bordo campo

Struttura: anello di metallo su tronco scanalato

Fondo: ghiaino

Accesso: libero

Indirizzo: Draguccio, Croazia

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