In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (5) – Il lungomare di Mate Parlov

fazana

A Fazana c’è un unico campo da basket. È un bel campo, rifatto di recente, solo leggermente defilato rispetto alla strada che punta dritta a Pola. Il fondo è impeccabile, i canestri anonimi ma in ottimo stato. Su uno dei due è montata una retina, nuovissima, colorata di rosso, bianco e blu, come la bandiera croata. Peccato soltanto non ci siano alberi intorno, chi gioca deve sfidare un sole che non fa sconti in questa parte di Istria.

A poca distanza dal campo in linea d’aria (così come qualsiasi altra cosa, essendo Fazana un paesino davvero minuscolo), inizia un lungomare, reso gradevole da un percorso pedonale che si snoda tra la spiaggia e il parco. All’inizio della passeggiata è fissato un cartello, abbastanza anonimo a dire il vero. Sulle prime sembra niente di più che un insegna turistica del tipo “voi siete qui”, bisognosa di essere sostituita. 

Al centro, invece, c’è una foto in bianco e nero, sbiadita dal sole. Ritrae un pugile, in posizione di guardia. Il volto non è chiaramente riconoscibile, gli occhi sembrano spiare tra i guantoni le mosse dell’avversario fuori campo. In cima alla foto, con un carattere esile, il cartello fa sapere che il lungomare è intitolato a Mate Parlov e ne riporta la data di nascita e di morte. 

«Non c’è possibilità che io possa essere nazionalista. Le nazioni sono solo parte del mondo intero. E, ringraziando Dio, io sono stato campione del mondo!»

Mate Parlov è stato insignito del titolo di sportivo croato del ventesimo secolo. Tecnico, elegante, intelligente. Nessun atleta ha mai colpito nel profondo l’immaginazione sportiva nella ex Jugoslavia, come il pugile nato a Spalato nel 1948. Nemmeno i celebrati campioni di pallacanestro degli anni Settanta e Ottanta hanno eguagliato la comune ammirazione di popoli che col tempo si sono dolorosamente separati.

Col tempo però la memoria di Parlov è parsa diventare scomoda nella Croazia del dopo indipendenza. Quella sua frase, ancora oggi, demolisce qualsiasi pulsione nazionalistica, come non avrebbe fatto nemmeno il suo celebre jab sinistro. Non poteva essere lui l’eroe della nuova Nazione.

Eppure Parlov è ancora adorato nel subconscio croato e per questo non è possibile rimuoverne il ricordo. Sarebbe come staccarsi da una parte di sé. Il suo carattere schivo e la modestia, che lo hanno accompagnato nei suoi giorni oltre la carriera sportiva, lo hanno allontanato dalle insidie della retorica e avvicinato ancor di più ai suoi concittadini. Si racconta che fosse lui stesso a versare da bere agli avventori del suo bar nel centro di Pola, fino a poco prima della sua scomparsa avvenuta nel 2008. Dicono pure che più dei guantoni, amasse la poesia. 

Se volete vederlo, è sempre lì, in bianco e nero, a prendere vento e sale sul lungomare di Fazana.

Alessandro Tomasutti

In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (5 – continua)

Note a bordo campo

Struttura: monopalo, con retine in nylon in ottimo stato.

Fondo: cemento

Accesso: libero

Indirizzo: Puljska ulica, Fazana – Croazia

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