In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (6) – La perfezione dell’insieme

la perfezione

È tutto un brulicare attorno alle rovine. Il termitaio umano risale il profilo degli archi e circonda la cavea, franando dal costone di roccia e asfalto. Figure anfibie in infradito strisciano e si insinuano tra gli anfratti millenari. Le pietre, indifferenti, assistono alla colata di membra in attesa che la sera le disperda. 

Hanno sostituito le pelli di animali selvatici con tessuti ultrasintetici. Le rozze clave, con scintillanti smartphone da brandire in controluce. Soltanto i piedi rimangono sempre gli stessi, nudi, nodosi e bruciati dal sole. Le invasioni barbariche infieriscono sulle vestigia della civiltà e pagano pure il biglietto.

L’arena di Pola è al centro di un’attenzione morbosa, insana. Non c’è un solo motivo per restare qui ad assistere al saccheggio della bellezza. Quello che cerco è tutt’altro. Mi divincolo dalla folla, imboccando strade troppo ripide e infilando discese irragionevolmente pericolose.  Sto cercando un segno. Forse è vicino e per questo sono nervoso. Sto cercando qualcosa davanti alla quale nessuno si sognerebbe mai di fermarsi. 

Quando lo noto, con la coda dell’occhio, mentre vengo risucchiato verso il centro di Pola, avverto un senso di onnipotenza. Per la prima volta accetto l’idea che la mia immaginazione sia in grado di plasmare la realtà. Il rovesciamento non mi turba più. Quello che sto vedendo va oltre l’immaginazione e la precede al tempo stesso. È come se lo sguardo nell’attimo dell’osservazione avesse creato qualcosa che prima non c’era. 

Il secchio di vernice. La tavola di legno tagliata obliqua. Il pallett sfondato alla base del tronco. L’albero che punta verso una direzione opposta a qualsiasi altra cosa. La casualità delle singole parti. La perfezione dell’insieme

È il segno che cercavo, anche se forse quello che vedo, non è ciò che penso. Quello non è un canestro, è solo un secchio appeso ad un albero. Quello non è un tabellone, è solo un asse inchiodato ad un tronco. E questo rende tutto ancora più eccitante.

Adesso posso lasciarmi andare. Sono pronto a consegnarmi alla folla invasata, a farmi travolgere dall’orgia estiva dei corpi in bermuda che vagano senza meta, assetati e accecati. Ma forse non è ancora finita. Qualcosa mi richiama laggiù. Mi fermo e ascolto.

Alessandro Tomasutti

In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (6) – continua

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Note a bordo campo

Struttura: secchio di vernice, fissato a tavola di legno di risulta a sua volta appeso al fusto di un albero.

Fondo: mattoni, cemento, aiuole.

Accesso: libero, praticamente in mezzo alla strada.

Indirizzo: Ulica Croazia, Pola, Croazia

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