Campi pubblici

In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (10) – Il silenzio dei canestri abbandonati

Gracisce

«Perché, per dir così, i conti si sono cucinati il contadino,

tirandogli via la camicia dal culo nudo,

e, sempre per così dire, quei furfanti

si sono presi per avvocato, davanti a Dio, il demonio

con tutti i nomi con cui viene chiamato, sì

quello che ha piantato l’ultimo chiodo alla giustizia

come fosse il crocifisso.

La giustizia, ragazzi, come direbbero i santi,

è un po’ come l’incenso fra le scoregge del diavolo,

per conoscere la Giustizia i poveracci sono già morti!»*

 

Dalla grata si scorge la tunica del prete, stirata, appesa con cura. Tutto è in ordine, l’inginocchiatoio è vuoto. La luce filtra nel sottoportico e la pietra odora di umido e incenso, mentre gli unici passi che posso sentire sono i miei. Continua a leggere

Cita: un nome, un luogo, uno stato mentale

cita

La madre è di spalle, rivolta verso il banco, oltre la linea di cortesia. Il figlio è a un passo di lato, spalle alle madre, attirato da un espositore di profilattici. La farmacista non guarda nessuno dei due e lo sguardo punta dritto al vuoto davanti a sé. Dà l’idea di ascoltare, come chi ascolta per l’ennesima volta un discorso che conosce già a memoria. La madre nel frattempo parla, sembra avere moltissime cose da dire, poi però si interrompe all’improvviso. Continua a leggere

Sui canestri di Todi, dove aleggia la leggenda del “parroco volante”

Todi 3

Il campetto si trova dietro la chiesa di San Fortunato, nel punto più alto di Todi. Luogo nobilissimo, a pochi metri dalla Rocca, offre una delle viste più spettacolari che l’Umbria possa offrire. I canestri non danno l’idea di essere stati usati molto. Il fatto che non posseggano più le retine, e che uno dei due abbia perso il tabellone, fa pensare allo sfregio lontano di qualche studente annoiato, che nessuno ha ritenuto di dover riparare.

Devono aver visto pochi palloni, quei canestri, e pochissime schiacciate. Eppure i vuoti della struttura, il cielo sullo sfondo, l’essere stati messi sul punto più alto della città scatenano le associazioni di idee. Continua a leggere

Come in una Pompei moderna, la lenta rovina di un campo di periferia

catene

 

Non lo noti. Come il tempo che scorre. Come l’aria che inspiri. Con gli anni si è fatto assorbire dal contesto, fino a sparire. Se ne sta immobile e immutabile, senza dare motivi di disturbo. Puoi passarci davanti anche centinaia di volte e non lo scorgerai mai. È un perfetto fenomeno di mimetismo urbano.

Come possa accadere che uno spazio di ventotto metri per quindici, presidiato da due strutture alte perlomeno quattro metri ciascuna, si annulli senza sparire, ha più a che vedere con l’occhio di chi guarda che non con l’oggetto su cui lo sguardo si posa. Continua a leggere