Marghera – Venezia

Cita: un nome, un luogo, uno stato mentale

cita

La madre è di spalle, rivolta verso il banco, oltre la linea di cortesia. Il figlio è a un passo di lato, spalle alle madre, attirato da un espositore di profilattici. La farmacista non guarda nessuno dei due e lo sguardo punta dritto al vuoto davanti a sé. Dà l’idea di ascoltare, come chi ascolta per l’ennesima volta un discorso che conosce già a memoria. La madre nel frattempo parla, sembra avere moltissime cose da dire, poi però si interrompe all’improvviso. Continua a leggere

L’ombra di un canestro

marghera

Il filo spinato rincorre le cime delle inferriate, formando delle onde quasi simmetriche. Una grata sigilla la finestra al piano terra; anche quella del primo piano è sbarrata. Nulla si muove dentro il perimetro di questa palazzina anonima.

Nulla eccetto l’ombra di un canestro, che si allunga cercando di scappare dall’ultima luce del giorno. 

Sembra una corona di spine. Destinata a sparire lentamente nel buio.

Come in una Pompei moderna, la lenta rovina di un campo di periferia

catene

 

Non lo noti. Come il tempo che scorre. Come l’aria che inspiri. Con gli anni si è fatto assorbire dal contesto, fino a sparire. Se ne sta immobile e immutabile, senza dare motivi di disturbo. Puoi passarci davanti anche centinaia di volte e non lo scorgerai mai. È un perfetto fenomeno di mimetismo urbano.

Come possa accadere che uno spazio di ventotto metri per quindici, presidiato da due strutture alte perlomeno quattro metri ciascuna, si annulli senza sparire, ha più a che vedere con l’occhio di chi guarda che non con l’oggetto su cui lo sguardo si posa. Continua a leggere

Confessioni di un tram

Marghera

 

Sono bello e sgangherato. Sono fatto per muovermi, ma molto spesso mi fermo, per dispetto. Scellerato. Sarà perché mi tocca andare sempre e soltanto indietro e avanti e non posso mai scartare di lato, come i bufali. È un mestiere, come tanti.

Ho le antenne ma non pungo, sibilo ma non ho le ali. Mi snodo, ma non sono un serpente. Ho un cugino molto più veloce di me che però di ruote ne ha due. A me invece tocca fare gli equilibrismi, una vita da acrobata sospeso su un filo d’argento. Da qua a là. Sono un tram. Continua a leggere

Vista dalla gabbia, Marghera sembra Brooklyn

Campo  da basket via Cattani Marghera, Venezia

 

Dalle parti del fiume Hudson le chiamano “the cages”, le gabbie. Sono i playground newyorkesi delimitati da alte recinzioni metalliche, circondati da palazzoni interminabili e scale esterne anticendio. Quello che nell’immagine sembra un angolo di Brooklyn, è invece uno scorcio di Marghera, a due passi dal quartiere Cita.

I tabelloni non sono recenti, ma essenziali e danno l’impressione di una rigidità che non perdona esitazioni al tiro. Risalgono sicuramente almeno agli anni Ottanta, quando il lato inferiore e l’attacco dell’anello non erano allineati. Il tag scolorito di un writer alle prime armi, che assomiglia a qualcosa come “Cina”, è l’unica forma di espressione concessa. Continua a leggere