Mestre – Venezia

Canestri a mezz’asta per l’addio a Darryl Dawkins

aleardi

 

Oggi è tornato a fare caldo. Il patronato è ancora chiuso. Poca gente in giro e in un attimo sarà settembre. E allora ci sarà tempo per gli ultimi tiri e le ultime corse, prima di preparare lo zaino e rimettere insieme i libri di scuola.

Ora che ci hanno confinato agli angoli del campo per fare spazio alle porte da calcetto, siamo più vicini alla strada e sentiamo i discorsi della gente. Anche perché non abbiamo più nulla da fare. Poco fa, è passato un tipo di mezza età, pancetta e capelli radi, che parlava al telefono di un qualche giocatore americano scomparso improvvisamente. Ho avuto un fremito e un presentimento.

No, Darryl Dawkins no. Continua a leggere

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Picasso, se io prendo un canestro e schiaccio…

Picasso

 

Oh, Picasso? Hai studiato il movimento? Picasso, se io prendo… sei io prendo un canestro e schiaccio, e poi… Picasso? Hai visto la struttura in acciaio? Picasso, gli edifici e il quadrato: è come un’esplosione di cristallo. Picasso, il pallone. L’hai scordato? Picasso, hai messo questo pezzo e io ho segnato. Ho segnato su un trapezio. Picasso, non c’è gara e non c’è tempo. E io gioco con la mano e con il nervo. Mi scompongo, apoteosi di un campetto. Picasso, anche il restauro e il filamento. Tutto ha un posto e un senso nel concetto. Due su due, quattro su quattro: ogni tiro, ogni palleggio è sovrimpresso. Che me ne faccio? Che me ne faccio di un tubo così fesso? Io l’ho visto, tu mi dici: io l’ho visto mentre tu stavi partendo. Terzo tempo, primo passo, arrivo al ferro. Sono ormai contemporaneo e in mutamento. Ho segnato? Ho sbagliato? Gioco fermo? Cosa resta se frantumi il mio possesso? Picasso? Stai ascoltando? Se io prendo un canestro e schiaccio…

Francesco Sarti

Note a bordo campo

Struttura: monopalo cilindrico; tabellone a parte.

Fondo: cemento.

Accesso: libero.

Indirizzo: via Rielta, Mestre – Venezia

(foto di Alessandro Tomasutti)

Questo non è mai riuscito neanche a Michael Jordan

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Hai sentito che caldo arabo? Un giugno così c’è stato solo nel ’96. L’anno della maturità. Ricordi?

E come se ricordo. Per una sana educazione bisogna evitare gli eccessi. Plutarco, traduzione di greco. Mancava un fottuto iota sottoscritto. E tutti a spaccarci la testa su un aoristo che non esisteva.

Altri modi. Altri tempi. Quell’anno Milano, con Tanjevic, Bodiroga e Gentile (padre) vinceva lo scudetto.

E la tua adorata Fortitudo coglieva la prima di una gloriosa serie di sconfitte.

È vero. Però ci giocava il mio idolo Sasha Djordjevic, ma non andiamo oltre. Altrimenti penso ai Johnson-Odom e ai Tony Mitchell di oggi e mi viene da svuotare una scatola di Prozac.

Dimmi allora. Continua a leggere

Se una sera d’estate un camminatore

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Non posso farci niente se le ore più belle per me sono quelle al calar della sera. Il rumore delle serrande dei negozi che si abbassano. Le commesse che inforcano le biciclette. I camerieri che asciugano gli ultimi bicchieri seguendo con sguardo distratto i pochi passanti. Qualcuno fuma seduto su uno sgabello fuori da un bar, mentre il tram sferza la rotaia e riparte.

Quasi nessuno cammina a quell’ora in città. Al più la gente si sposta o rientra. Eppure è istruttivo attraversare quella terra di mezzo durante la quale tutti stanno facendo qualcos’altro, come spogliarsi, amare, lavarsi, cucinare, litigare, mangiare, distendersi. Attraversando d’estate la città, in questo tempo sospeso, si scoprono cose che diresti mai. Continua a leggere