Patronati

Questione di punti di vista

angolo

Quello che cerchi a volte è proprio lì dietro. Specie se è una sorpresa. A volte può essere acuto e retto, altre volte ottuso e piatto. Può essere giro, concavo, convesso o adiacente. Ti ci mettono per emarginarti. Si misura in gradi, ma non fa caldo, né freddo. Da lì si calcia per metterla in area. Può far male – e come se può far male – se ci sbatti addosso. Anche il passaggio ne ha uno e nel basket non è facile segnare da lì.  Continua a leggere

Quando Venezia era la città dei canestri

san giobbe

Poche città al mondo hanno avuto una devozione per la pallacanestro come Venezia. Si potrebbero ricercare a lungo ragioni di tipo urbanistico, storico, sociale. La verità è che in pochissimi altri luoghi c’è mai stata una densità cestistica come a Venezia tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta. Nel solo sestiere di Cannaregio, per ogni fermata della “circolare” (il motoscafo del servizio pubblico che faceva il giro attorno alla città), da piazzale Roma, direzione Murano, si contava una squadra di basket. Continua a leggere

Stasera in via Piave si mangia indiano

piave

Ogni volta mi allunga il volantino dei piatti e ogni volta mi dice che posso tenerlo. Ci vado spesso, ma non così di frequente. Ci vado quando vogliamo mangiare indiano. Se avessi conservato tutte le copie che mi mette regolarmente in mano, a casa avrei riempito un intero armadio solo di quelli.

In verità non so nemmeno come si chiama, eppure frequento il suo locale da tempo immemore. Perlomeno da quella sera di maggio del 2005, che ricordo sempre con piacere, della finale di Champions League tra Milan e Liverpool. Continua a leggere

Canestri a mezz’asta per l’addio a Darryl Dawkins

aleardi

 

Oggi è tornato a fare caldo. Il patronato è ancora chiuso. Poca gente in giro e in un attimo sarà settembre. E allora ci sarà tempo per gli ultimi tiri e le ultime corse, prima di preparare lo zaino e rimettere insieme i libri di scuola.

Ora che ci hanno confinato agli angoli del campo per fare spazio alle porte da calcetto, siamo più vicini alla strada e sentiamo i discorsi della gente. Anche perché non abbiamo più nulla da fare. Poco fa, è passato un tipo di mezza età, pancetta e capelli radi, che parlava al telefono di un qualche giocatore americano scomparso improvvisamente. Ho avuto un fremito e un presentimento.

No, Darryl Dawkins no. Continua a leggere

Picasso, se io prendo un canestro e schiaccio…

Picasso

 

Oh, Picasso? Hai studiato il movimento? Picasso, se io prendo… sei io prendo un canestro e schiaccio, e poi… Picasso? Hai visto la struttura in acciaio? Picasso, gli edifici e il quadrato: è come un’esplosione di cristallo. Picasso, il pallone. L’hai scordato? Picasso, hai messo questo pezzo e io ho segnato. Ho segnato su un trapezio. Picasso, non c’è gara e non c’è tempo. E io gioco con la mano e con il nervo. Mi scompongo, apoteosi di un campetto. Picasso, anche il restauro e il filamento. Tutto ha un posto e un senso nel concetto. Due su due, quattro su quattro: ogni tiro, ogni palleggio è sovrimpresso. Che me ne faccio? Che me ne faccio di un tubo così fesso? Io l’ho visto, tu mi dici: io l’ho visto mentre tu stavi partendo. Terzo tempo, primo passo, arrivo al ferro. Sono ormai contemporaneo e in mutamento. Ho segnato? Ho sbagliato? Gioco fermo? Cosa resta se frantumi il mio possesso? Picasso? Stai ascoltando? Se io prendo un canestro e schiaccio…

Francesco Sarti

Note a bordo campo

Struttura: monopalo cilindrico; tabellone a parte.

Fondo: cemento.

Accesso: libero.

Indirizzo: via Rielta, Mestre – Venezia

(foto di Alessandro Tomasutti)