Patronati

Della stessa materia dei sogni. Venezia e i canestri di Dalì.

San Francesco della Vigna

 

La porta è socchiusa, come se invitasse ad entrare. Un solo passo e inizia un mondo parallelo, uno di quelli che gli scienziati non si sentono di escludere. Un’onda di luce taglia in due lo spazio, tracciando una perfetta perpendicolare. La luce viene dalla laguna, al di là del muro. Continua a leggere

Al centro del “Buco”: tra carte e canestri su un confine che non c’è più

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Questo posto non si chiamerebbe proprio così. Con il tempo un malcelato senso del pudore lessicale lo ha declinato dal femminile al maschile. Da “Buca della Signora” a “Buco del Signore”. E non è che suoni molto meglio, a dirla tutta.

Del resto a Reggio Emilia e dintorni l’orecchio del forestiero si imbatte spesso in toponimi che altrove suonerebbero licenziosi. Pappagnocca, La Brugna, Sesso, Busana, fino a – questa sì inequivocabile – Torre del Bordello, in pieno centro città. Non tutti questi nomi discendono da etimologie libertine, anzi quasi nessuno, ma il solo fatto che abbiano resistito fino ad oggi, celandosi dietro le loro ambiguità, dice qualcosa del posto dove ci troviamo. Continua a leggere

Tra vulcani e pellegrini, a Le Puy i canestri mirano in alto

Canestri a Le Puy en Velay

 

Tre vulcani spenti, una nuvola di pioggia, un pneumatico e una mucca dalle lunghe corna. Se siete francesi avrete già capito dove siamo. Se non siete francesi andate a vedervi le esilaranti cartoline del disegnatore Silvain Bichicchi dedicate all’Auvergne, deliziosi distillati di ironia che giocano con i luoghi comuni di questa regione nel mezzo della Francia. Continua a leggere

Il miglior basket di sempre

Campo del patronato del Sacro Cuore, Mestre - Venezia

 

Forse era il primo sciopero.  La memoria non aiuta a ricordarne i motivi, ma non è detto che allora ce ne fossero. In ogni caso si sarebbe trattato di un più che legittimo tentativo di fuga dall’asfissiante prof di “tutte-le-materie-a-parte-matematica-e-inglese”, ovvero l’insegnante che al ginnasio in una settimana vedevi tanto quanto un componente del tuo nucleo familiare ristretto. Una delle peggiori perfidie inventate dal sistema scolastico italiano.

Fuori dai cancelli del liceo, quelli più grandi hanno già preso da un pezzo la strada di qualche bar, per giocare a stecca, o del parco. Noi ginnasiali del primo anno ci tratteniamo un po’ di più, non ancora avvezzi a consumare rapidamente i sensi di colpa della mancata entrata in aula. Per fortuna il Rizzo, ripetente non pentito – e per questo – riferimento morale dell’esigua componente maschile della classe, rompe gli indugi e tra le differenti proposte di assenza ci infila dentro anche un tre contro tre su qualche campo dei dintorni. Continua a leggere