Scuole e istituti

Viaggio nei Balcani (5) Sarajevo, dove un tiro sbagliato può ridestare il cuore del mondo

2014-08-07 22.22.26

 

Basta poco, per superare le sbarre e la rete metallica. Non coprono tutto il campo, e il cancello, sul lato sguarnito, è facile da scavalcare. Forse ci giocano – o ci giocavano, viste le condizioni – gli alunni di una scuola. Forse non facevano rumore.

Perché qui dietro si prega. Prima le abluzioni, poi i calzari, infine le ginocchia, il pavimento, e Allah. La moschea è in restauro, ma agibile. E tutti si radunano, coi propri destini, ad abbracciare fedi silenziose, intoccabili. Continua a leggere

Viaggio nei Balcani (3). La collina sopra il viale dei cecchini

Campo da basket a Sarajevo

 

Nel basket un cecchino è un tiratore da tre. A Sarajevo un cecchino è un cecchino. Esiste una strada, si chiama “Zmaja od Bosne”. Collega il centro storico con l’aeroporto. Di suo, è un’arteria di scorrimento come se ne vedono tante: auto, semafori, grattacieli. Ma vent’anni fa era un’altra cosa. Qui è ricordata come “il viale dei cecchini”. Un posto in cui, da qualsiasi parte ti voltassi, ti sparavano. Dalle montagne, dalle pendici degli edifici, dai muri. Ogni giorno. Per quasi quattro anni, tanto durò l’assedio, dal ’92 al ’95.

Avevi un bell’attraversare, anche tu. In cerca di acqua, viveri. Il mercato era sotto tiro di mortaio, i serbi erano pure lì. Ma da qualche parte bisognava andare. Le ortiche, per quanto buone, non bastavano più. La tua casa, nel frattempo, si era ristretta. La cucina era diventata la stanza più importante, anche perché era l’unica. Il resto era stato bombardato. Per il viale campeggiava un cartello: “Pazi snajper”. Attenzione: cecchino. Ancora. Sempre. Continua a leggere

Se una sera d’estate un camminatore

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Non posso farci niente se le ore più belle per me sono quelle al calar della sera. Il rumore delle serrande dei negozi che si abbassano. Le commesse che inforcano le biciclette. I camerieri che asciugano gli ultimi bicchieri seguendo con sguardo distratto i pochi passanti. Qualcuno fuma seduto su uno sgabello fuori da un bar, mentre il tram sferza la rotaia e riparte.

Quasi nessuno cammina a quell’ora in città. Al più la gente si sposta o rientra. Eppure è istruttivo attraversare quella terra di mezzo durante la quale tutti stanno facendo qualcos’altro, come spogliarsi, amare, lavarsi, cucinare, litigare, mangiare, distendersi. Attraversando d’estate la città, in questo tempo sospeso, si scoprono cose che diresti mai. Continua a leggere

Canestri, nuvole e parabole: l’istruzione a distanza e le contraddizioni del Messico

Campo da basket Telescuela Messico

 

Potrebbero passare inosservati questi canestri, sull’interminabile rettilineo che taglia in due la foresta dello Yucatan e porta alla città perduta di Cobà. Dietro ad una recinzione si scorge un campo da basket ben conservato, con strutture monopalo e tabelloni decorati con loghi di varia natura e una linea grafica che richiama tanto quella della Coca-Cola, onnipresente lungo qualsiasi strada del Messico.

Il campo da gioco in realtà fa parte di una struttura scolastica molto particolare. In apparenza potrebbe sembrare una piccola scuola di campagna. Sullo sfondo le immancabili nuvole nel cielo messicano. Un po’ più defilata, una parabola satellitare sul tetto del minuscolo edificio, dettaglio in apparenza irrilevante, che invece è la chiave di questa immagine. Continua a leggere

Dai dinosauri a noi, l’evoluzione biologica del basket

Campo all'aperto dell'Istituto Foscari, Mestre - Venezia

 

Se non stai attento, succede. Basta uno spiazzo d’erba, qualche albero addormentato. Magari i rumori della strada, troppo lontani. Ci sarà sempre qualcuno che, passando, si chiederà dove giocare una partita. Rimbalzando il pallone con impazienza. Davvero, è questione di poco.

Sentita l’eco, il campo cresce da sé. Iniziano le linee di fondo, poi le aree. Se ti trovi in città, c’è caso pure che i tre punti siano a distanza regolare: sai, per via dell’aria. Dopo si arrampicano i tabelloni, in genere con strani arabeschi di ferro – prodigi della biologia – e infine i canestri. Oh, non che si possa pretendere il massimo, almeno finché esisterà la ruggine. Però il segno del tempo lo capisci dalle retìne: sono come la barba. Qui, per esempio, deve ancora scendere.

Tuttavia, guarda: il riflettore è in piedi. Quando funziona, vuol dire che il campo è maturo. Perché mica ci arriva sempre, il progresso, a coprire tutto. Il basket c’era già coi dinosauri, come la terra e il cielo. Anche se allora si tirava solo da due.

Francesco Sarti

 

Note a bordo campo

Fondo: cemento.

Struttura: a traliccio; quadrato di riferimento quasi del tutto scolorito.

Accesso: riservato agli studenti dell’Istituto Foscari

Indirizzo: via Pertini 13, Mestre – Venezia.

 

(foto di Alessandro Tomasutti)

Il campo abbandonato nel cuore di tenebra

Canestro all'aperto - Liceo Franchetti Mestre - Venezia

 

Sembra il rostro capovolto di una galea incagliata dove un tempo forse c’era la laguna. Non c’è traccia di linee, aree, lunette. Nessun canestro dalla parte opposta. Il tabellone vuoto non ha più nemmeno l’anello. E’ solo. Un corpo estraneo, mutilato. L’orbita bianca di Polifemo, che cerca Nessuno intorno a sé.  

Un faro senza navi da condurre. 

Tempo fa era probabilmente il canestro del campo all’aperto del liceo classico di Mestre, il Franchetti. Oggi ne rimangono solo le rovine. Vestigia dietro alle quali la vegetazione incombe, non si sa se per proteggerle o per soffocarle.

Nessun fiume Congo da risalire e nessun Mister Kurtz da ritrovare. Eppure raggiungerlo può essere un’esperienza misteriosa. Quando lo si scopre, al di là di un cancello miracolosamente risparmiato dalla robinia, appare alle spalle, esattamente dove non si immaginava che fosse.

Forse un giorno qualcuno lo ritroverà nel folto della radura. Unica testimonianza di una civiltà scomparsa molti anni prima.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: impraticabile; invaso dall’erba.

Canestri: ruggine diffusa sulla struttura portante; tabellone senza quadro di riferimento; assenza di anello.

Accesso: interdetto dall’esterno; raggiungibile solo dal cortile posteriore del Liceo Franchetti.

Indirizzo: Corso del Popolo 82, Mestre – Venezia