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Puro legno di palma

Puerto Esperanza, Pinar del Rio, Cuba

“Questo è l’ultimo che abbiamo. Tutto artigianale, intagliato a mano”

“Ma tiene?”

“In che senso, scusi?”

“Se io faccio un tiro da qui, per dire… anzi, aspetti che prendo il pallone, ce l’ho in bagagliaio”

“No, no, dove va? Ma scherza? Questo è un canestro artigianale, sa”

“Eh, ho capito. E allora?”

“Voglio dire che è un’opera d’arte, non è fatta per giocarci”

“…”

“…”

“Ma non ha nemmeno la retina?”

“Se è artigianale…”

“Però, scusi, e il canestro? E’ chiaramente di quelli…”

“No, intagliato a mano anche quello”

“Ma se anche un bambino vede che… anzi, mi faccia toccare”

“Tenga giù le mani! É artig…”

“Sì, va bene. Artigianale, intagliato a mano. Ma io che me ne faccio? È pure storto”

“Ma è quello l’alto profilo artistico! Se fosse dritto rischierebbe di confondersi con uno di quelli industriali. Invece guardi la curva naturale. E le assi del tabellone, poi”

“Che hanno le assi?”

“Puro legno di palma. Intagliato a m…”

“Intagliato a mano, certo. E, secondo lei, questa roba sarebbe da mettere in salotto, magari”

“Lì fa una figura strabiliante, io ne ho tre a casa mia, uno pure in bagno”

“Deve avere una casa interessante”

“Beh, questa è una delle versioni più pregiate, in effetti. Io non me la potrei permettere. Ma, se preferisce, la settimana prossima me ne arrivano due da ufficio…”

“No, no, guardi, apprezzo molto l’esemplare ma credo che passerò un’altra volta”

“Aspetti, è proprio sicuro? Posso farle anche uno sconto”

“La ringrazio ma davvero non penso di…”

“Arrivo fino al 70%”

“…”

“Va bene, ho capito. Prenda il pallone e faccia un tiro, poi ne riparliamo. Ah, se può, non usi il tabellone. Sa, è puro legno di palma”

 

di Francesco Sarti

 

Struttura: in legno

Fondo: terra

Accesso: pubblico

 

Foto di Francesco Spanio

New York post (scriptum): il canestro del terrore

0093 Hudson playground from One

Esistono i canestri di risulta. Canestri visti, fotografati, tenuti, anche se privi di storie da raccontare. Canestri pur sempre esistenti. Accumulati nel tentativo di scriverne.

Questo era uno di quei canestri. Fu ripreso nell’estate del 2016, a Manhattan, dalla cima del nuovo World Trade Center.

Di per sé, non aveva molto da dire, a parte il fatto di trovarsi sull’Hudson River, inusuale spartiacque fra la pigrizia delle barche attraccate da una parte e il perenne andirivieni delle auto dall’altra. New York, in fondo, fa sempre il resto.

Il tempo, però, non era così d’accordo. E poco più di un anno dopo diede ben altro senso a quella foto.

Decise di attendere il pomeriggio del giorno di Halloween, il 31 ottobre del 2017, per far correre a tutta velocità un furgone sulla pista ciclabile contigua al playground, falciando una ad una le bici, le spensieratezze e le vite di cinque turisti argentini, ritrovatisi su quella strada per celebrare in compagnia i trent’anni della laurea.

I canestri del campetto hanno forse visto il finale dell’attacco, le ultime ruote, e ossa, che volavano via, prima che l’attentatore schiantasse il suo pick-up su uno scuolabus del liceo di fronte. Ecco, magari non se ne sono neppure accorti, impegnati a respingere un tiro da tre o ad accogliere un sottomano rovesciato.

Poco importa, in definitiva. Perché tutto si sovrappone alle assonanze che affiorano, a riconoscere quel luogo innocuo subito dopo la strage, e da quel punto di vista: il World Trade Center, il terrore, le storie da scrivere e riscrivere. E l’11 settembre, che prima di diventare un fatto era solo una data di risulta.

di Francesco Sarti

 

Struttura: a traliccio

Fondo: cemento

Accesso: pubblico

Foto di Alvise Varagnolo

In Istria, viaggio nel canestro del Mediterraneo (8) – La città invisibile

sanvincenti

Sanvincenti più che un paese, è un miraggio al contrario. In questo punto l’Istria è stranamente piatta e potrebbe capitare di passarci senza nemmeno accorgersene, per Sanvincenti. Qui il cielo sovrasta la terra e l’orizzonte è continuamente a due passi. La città è lì a portata di sguardo, eppure si nasconde. Sai che c’è, ma non la vedi. Continua a leggere

L’ombra di un canestro

marghera

Il filo spinato rincorre le cime delle inferriate, formando delle onde quasi simmetriche. Una grata sigilla la finestra al piano terra; anche quella del primo piano è sbarrata. Nulla si muove dentro il perimetro di questa palazzina anonima.

Nulla eccetto l’ombra di un canestro, che si allunga cercando di scappare dall’ultima luce del giorno. 

Sembra una corona di spine. Destinata a sparire lentamente nel buio.