Reyer

Insieme ai campioni del ’43, nella notte dello scudetto

reyer scudetto

È una fresca sera d’estate, una di quelle sere in cui possono farci visita i fantasmi buoni della nostra immaginazione. Dalla porta (perché sono fantasmi educati dopo tutto) entrano uno ad uno i ragazzi del ’43, gli ultimi a portare contemporaneamente sul petto lo scudetto tricolore e lo stemma della Reyer. Continua a leggere

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San Giuliano, il Parco più grande d’Europa (senza l’ombra di un canestro)

San Giuliano

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Settecento-ettari. Pari a settemilioni-di-metri-quadrati.                                               

L’equivalente di sedicimilaseicentosessantasei,666 periodico-campi-da-basket. Sono le dimensioni del Parco di San Giuliano, l’area verde che lambisce la laguna di Venezia, tra il Centro storico e Mestre. Tempo fa si diceva fosse il “parco urbano” più grande d’Europa. Secondo alcuni sarebbe il diciannovesimo più grande al mondo.  Continua a leggere

Quando Venezia era la città dei canestri

san giobbe

Poche città al mondo hanno avuto una devozione per la pallacanestro come Venezia. Si potrebbero ricercare a lungo ragioni di tipo urbanistico, storico, sociale. La verità è che in pochissimi altri luoghi c’è mai stata una densità cestistica come a Venezia tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta. Nel solo sestiere di Cannaregio, per ogni fermata della “circolare” (il motoscafo del servizio pubblico che faceva il giro attorno alla città), da piazzale Roma, direzione Murano, si contava una squadra di basket. Continua a leggere

Canestri a mezz’asta per l’addio a Darryl Dawkins

aleardi

 

Oggi è tornato a fare caldo. Il patronato è ancora chiuso. Poca gente in giro e in un attimo sarà settembre. E allora ci sarà tempo per gli ultimi tiri e le ultime corse, prima di preparare lo zaino e rimettere insieme i libri di scuola.

Ora che ci hanno confinato agli angoli del campo per fare spazio alle porte da calcetto, siamo più vicini alla strada e sentiamo i discorsi della gente. Anche perché non abbiamo più nulla da fare. Poco fa, è passato un tipo di mezza età, pancetta e capelli radi, che parlava al telefono di un qualche giocatore americano scomparso improvvisamente. Ho avuto un fremito e un presentimento.

No, Darryl Dawkins no. Continua a leggere

L’estate che cambiò tutto

via Querini Mestre

 

A quell’età che era una terra di mezzo – i dodici, i tredici, i quattordici anni – bastava un’estate a trasformare la gente. In un’estate l’occhialuto S. era passato da zelante collezionista di playmobil ai vhs di Cicciolina Moana Eva Orlowsky. Da anonimo nerd divenne così un punto di riferimento per l’intero quartiere, visto che le videocassette le spacciava generosamente (oltre a disporne per uno sfrenato consumo personale).

Primo chitarrista alla Messa dei ragazzi, come è bello e gioioso stare insieme come fratelli,  L. in un’estate era passato dalla divisa dei boy scout ai capelli lunghi, ai cannoni, No Woman No Cry e Redemption Song ma colla “ere” dei mestrini. Continua a leggere

Il girotondo più bello del mondo

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Negli ultimi tempi, in Italia, il meglio sta spesso fuori dal campo. Per esempio, prima, dopo e a volte anche durante gli incontri della Reyer Venezia, è facile imbattersi in nugoli di ragazzini che rincorrono una palla a spicchi attorno al perimetro di quello strano bunker antiatomico che è il palasport Taliercio. La ragione di questo fenomeno è la lodevole scelta di piantare canestri di varie forme ed altezze, tutto intorno all’impianto sportivo.

Bambini alti, bassi, magri, in sovrappeso, sovrappensiero, veloci, svegli, lenti, sudati, si mescolano senza criterio per poi coagularsi in gruppi più o meno uniformi, attorno ad uno di quei canestri e che insieme, tutti intorno all’enorme fungo di cemento, formano il girotondo più bello del mondo. Le partite più vere, la domenica, si giocano lì fuori. Continua a leggere

Basket e cricket: la Strana Alleanza che ha messo il calcio in un angolo

Canestri di via Kolbe, Mestre Venezia

 

Fino a qualche tempo fa, quando passavo nelle vicinanze di un campo da basket, avevo la tendenza a guardare solo di striscio. Dissimulavo il mio istintivo interesse per quanti stavano giocando dentro ai quattro lati nel timore di scoprire che nessuno stava né palleggiando, né cercando di “metterla da tre”, ma soltanto partecipando all’ennesima partita di calcetto con le basi dei canestri usate come improvvisate (e meritatamente pericolose) porte. Il mio comportamento non era altro che un lontano retaggio d’infanzia, quando la mia amata pallacanestro, e la mia vecchia Reyer, venivano messe in un cono d’ombra dall’invadente, bulimico e soverchiante calcio. Continua a leggere

Campo libero al basket nel regno rugby

 

Canestro campo Favaro Veneto

Il campo fa parte di un complesso di impianti sportivi e ricreativi la cui struttura principale è costituita dallo stadio di rugby, già teatro del Super 10 ai tempi del VeneziaMestre e ammodernato di recente con una nuova copertura della tribuna principale.

Favaro Veneto è uno dei quartieri a più alto tasso cestistico del territorio veneziano. La locale società, legata da sempre al nome della famiglia Barbiero (Loris fu playmaker della Reyer anni Ottanta), è ancora una delle realtà più attive a livello giovanile.

Attualmente è un campo usato non di frequente, anche per lo stato del fondo, estremamente scivoloso. D’estate è esposto al sole a trecentossanta gradi e manca di punti di riferimento. In compenso le strutture dei canestri sono ancora in un discreto stato e le retine – almeno al momento dello scatto – erano in ottime condizioni (segno che qualcuno si preoccupa di cambiarle).

Con le dovute attenzioni per lo stato del terreno, è una buona soluzione se si cerca un posto dove trovare entrambe le metà campo libere, non troppo in periferia e in una zona dove è possibile incrociare avversari di qualità per improvvisare qualche uno contro uno.

Alessandro Tomasutti

Note a bordo campo

Fondo: cemento liscio, molto scivoloso soprattutto per cambi di direzione e arresti a due tempi.

Canestri: struttura in discreta condizione; tabellone rigido ma con assenza di quadrato di riferimento; retine a volte in ottimo stato.

Accesso: libero ad ogni ora; fontanella a lato del campo e piccolo gazebo (per lo più utilizzato da piccole compagnie di giovani del tutto disinteressati al basket e allo sport).

Indirizzo: via Monte Cervino 20, Favaro Veneto – Venezia